Spirava
il tetro effluvio
tra polvere ancora fertile
di papaveri appassiti
umiliata l'erba
china sorreggeva
l'ebbro me medesimo
coacervo
errava
l'agro sospiro
tra lo stormire convulso
di angeli disadorni.
Un lento pomiciare
annusando sincero
il collo
di bottiglia
che trasudava siero
sbrodolato
dalle sue viscere
nelle mie
pescando neuroni
affiorati
dopo lungo ristagnare
nel malsano acquitrino
dove bruchi i sogni
precettori di sopraffina arte
trovano compimento
in velate ali.
Solo
rimirai la mia ombra
congedarsi indignata
sitibonda d'ignoto
voltò le spalle
al tramonto.
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