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Pubblicata il 19/05/2011
Spirava
il tetro effluvio
tra polvere ancora fertile
di papaveri appassiti

umiliata l'erba
china sorreggeva
l'ebbro me medesimo
coacervo

errava
l'agro sospiro
tra lo stormire convulso
di angeli disadorni.

Un lento pomiciare
annusando sincero
il collo
di bottiglia

che trasudava siero
sbrodolato
dalle sue viscere
nelle mie

pescando neuroni
affiorati
dopo lungo ristagnare
nel malsano acquitrino

dove bruchi i sogni
precettori di sopraffina arte
trovano compimento
in velate ali.



Solo
rimirai la mia ombra
congedarsi indignata

sitibonda d'ignoto
voltò le spalle
al tramonto.
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Bella poesia.
Alessia

il 19/05/2011 alle 16:40