Ecco un picciriddu con il triciclo
che non si può piu fermare,
per le macchine posteggiate e quelle in movimento
che alle sue spalle lo fanno tremare di paura,
all’improvviso vira e s’infila
nel portoncino aperto di una casa
finendo la sua corsa davanti il tavolo
di una famiglia che sta mangiando.
La padrona di casa gli mette una patatina fritta in bocca
e gli sorride.Potrebbe restare lì per tutta la vita
oppure fare manovra e oltrepassando quel velo
scomparire per sempre,poi suona la sveglia.
Le ultime cinquanta euro,
calcoli,
ritagli,
sospendi,
ti arrendi e prendi le solite sigarette,
colazione al bar,
giornale,
interinale,compili ma stai male,
perchè sei Siciliano e lo sai benissimo
che non serve a niente collocarsi disoccupato.
Bisogna conoscere solo gente che conosce.
Ma io non prendo mai sul serio nessuno,
dopo cinque minuti dimentico pure la donna più bella.
Prendo l’aria e mi basta camminare
in mezzo alle vostre frequenze di guerra
nel posteggio o in una fila per essere
messo al lavoro dall’ira del solito furbo
che piange e sospira.
Ma quarda che strade,
tutti quei muri scrostati e lisci,
bianchi e sporchi,
vecchi e nuovi,
che chiudono ogni visione del mondo
costringendo gli uomini come i vermi
a girare in un labirinto di gabbie sotterranee.
Anime abbuffate.Notizie false.Credetemi.
Il Cielo finalmente è un pò più largo
e dall’azzuro lontanissimo un puntino nero
a poco a poco s’allunga e cambia colore
in un rosso lunghissimo filo che scende
poco avanti al mio piede.
Salgo per venti metri,poi cento,mille.
Cosa c’è nello sguardo degli altri
che io allo specchio non vedo.
Che Uomo darò alla folla
se essa non lo difenderà più.