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Pubblicata il 05/05/2011
Il monticciolo verde volgeva alla stipa dei primi colli
intorno alle ciocche dei faggi e dell’ibisco nella foce
di un gran salto ove rocca sovrana impalma
il fruscio dell’acqua che fa nebbia e muove
l’irrisoria luce a quel glicine cobalto umettato al vento in primitivo eterno spirto.

Qui Lei distesa tra la gerbera mise quell’urlo
finchè l’algido trono della morte comparve
nello stupro frontale dell’uomo perduto
ad appagare se stesso.

La cadenza degli uccelli faceva più acuto il riverbero
del mal peggiore,tradir l’amore con il suo più lieto fine.

Così il maschio si tolse dal grembo e si pulì con le foglie
convinto come fosse Dio nel Concepire
che basti avere un figlio per essere seguenti al suo ricordo.

Con qualche lacrima dietro Lui andava e quel paradiso
tornava un corridoio con la brezza di birra
e infine la scala con un Angelo in soggiorno
che annunciava qualcosa,poi la notte infinita.
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è dura realtà per chi subisce e incapacità di essere veri uomini per chi usa violenza per colmare le voglie ,ma aldi la dell'argomento descritto che come donna ripugno ,mi piace il tuo poetare lo trovo ricercato e piacevole ,ciao ariele

il 06/05/2011 alle 11:04