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Pubblicata il 28/04/2011
Tiravo un carro con le mani pieno di fuoco
sotto il cielo azzurro sui piedi nudi
e poca stoffa sulla carne.
Intorno bassi volavano uccelli rossi o gialli
fanatici nel seguire con un battito perenne
il timido vento che non aveva altezza più della mia testa.
Pesante il viaggio e i demoni che porto fuori dalle mura.
Scomparve la natura e la vita parlava
alla terra senza frutto e fiore nè fonte d’acqua,
tenendo nel suo grembo solo ceppi di legno
con le teste degli ammazzati al di là della legge
conficcate e urlanti.
I versi terribili suonavano ai lati
con le grida dei grandi e i pianti dei fanciulli;
qual desio vendetta riconobbe la fiamma
del proprio assassino aumentando nel riverbero
l’ustione del peccato che mi tormentava la schiena.

L’oblio finiva sull’urlo del mio sergente
che con la mano sul naso si era chinato
per riprendermi da sotto
la montagna degli scheletri.
Perchè non si può rimanere in piedi
ed essere coscienti nel male profondo.
Non si può non svenire e visitare l’Incredibile
facendosi uomo come gli altri.
Se proprio volete darmi un peccato originale:datemi questo.
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bel titolo, bel tema ungarettiano, ho letto anche altre tue cose e hai slancio, rich.

il 28/04/2011 alle 09:36

molto bella..non si può dire che tu abbia peccato..sei stato costretto dalla follia di altri..
ninetta.

il 28/04/2011 alle 10:52