Troppo odiato m'è il caos della città,
e questo cieco vicolo, che da nessuna parte
del muro verticale il tatto include.
Ma procedendo a stenti, finiti
buchi persi nell'altrove, e animali
guaiti, e superficiale agitarsi
io nell'agir sincero; spero che ancora
il cervello s'incoraggi. E dove il lampo
vedo vibrar su queste antenne, io questo
tonfo rimbombo all'altro accento
sto ritrattando: e si dissolve il caduco,
e gli anni vivaci, e l'assente
e sepolta, immagine sua. Così tra queste
piccolezze soffoca l'oblio:
e il camminar m'è amaro in questa terra.
(libera manomissione dell'infinito di Giacomp Leopardi)