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Pubblicata il 12/04/2011
Ti ho vista
bianca e tremula
sui fiori
-prima non li avevo notati-
teatro verde aprirsi
in un sol fremito,
e tu
danzante
ballerina
in tulle d’ali
...bellissima.
Dai miei talloni
ti ho seguita oltre la rete,
persa di vista...
ritrovata
su macchia d’ocra
di collina.
Ancor tu regina
a discernerti da bianca
carta strapazzata.
Tu oasi
tu luce
tu profumo nell’aria,
icona catturata
com’è sorte di farfalla
nel verso che non sai,
e già via nel tuo paradigma
d’immanenza,
in cosmica geometria di nuvola.
A noi l’utopia posata sul tuo perderti
a noi l’inganno del vuoto desolato.
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Questa poesia prende spunto da un'immagine reale osservata dalla finestra. Il finale non è triste, come può apparire, forse un pò ..leopardiano: metafora di una natura che ci incanta e ci trascende, essenziale per farci cogliere i nostri limiti, ma anche per non farci smettere di sognare e nutrire ideali.
Abbiamo bisogno di utopia, anche del vuoto forse, per sentirci intimamente rinnovati ( essere- non essere- divenire).
In clima pasquale è un augurio di cuore.
Per te, per me, per l'animo di tutti.
Paola





il 23/04/2011 alle 23:29