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Pubblicata il 02/04/2011
La sposa teneva i capelli raccolti sulla testa
e davanti allo specchio accarezzava con l’indice
i lineamenti della scollatura riflettendo nello sguardo
sopracciglia forti come gli occhi al nero
allungati e persi nell’ultima senzazione del ricordo.

Era il motto d’un seno che la notte fa dolce
al nativo palpito di tentazione all’inguine
che nell’incurvato alluce piacer diffonde.

Maschio profumo come menta a digiuno.
Lui veniva a giocare sul punto della notte
a cui volge il contatto del lusso
che in mezz’ora portava il futuro in un posto,
loro in un altro.

La donna serva dietro le transenne dell’alba
per il giorno che arriva toglie dal grembo
tutta la carne che mangia dagli scarti in famiglia .

La signora la maledisse in Chiesa,
al seme tolse il suo sangue e la rimise
all’asta sulla scalinata della Mariana compassione.

Il Pastore portava l’acqua calda
e la moglie lo riprese per tre dita
prima che si richiudesse il mondo
sulla piccola fronte che alla luna
piange e alla luce rinviene
nel Vangelo che parte.

Una bocca delicatamente mossa dal brivido
ricominciò a sognare la padronanza dell’essere.

La libertà sorride,il figlio della padrona è tornato
con la divisa dei briganti,così tanto per andare avanti
alla riscossa degli ultimi accenti francesi
caduti nelle mischie dei denti:per Waterloo Avanti!

E tutta la mano gli porse a cavallo
cingendola pronto per corregere il nome
a quel figlio che arriva nello specchio
e la tira per mano all’altare.
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