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Pubblicata il 22/03/2011
Si bel velo da viso perdevo
bruciando nel foco parole e colore
che dalla pazzia portavo in umore
su quel xx° trambusto d'Evo.

Acciaio di stormo,apocalisse
e sanguine l'Awacs predisse
alle truppe che aspettavano Ulisse.

Moschetto e pillole in Libia soffice,
bombardato rimase il pur vasto indice
dalle urla di pace che la gloria pontefice
sparò alla figura che aspettava cornice.

Ponderò il mormorio,il trattato di pace,
l'8 settembre,il calvario,l'ultimo bacio
e non è Giuda che impiccandosi parlò loquace
ospitando la corte o le tende del macho.

Ho preso soldi per ridere e quando c'è bisogno
torno ai pozzi per bere insieme al mio cigno
che nero ristagna sulla pozza dell'Enimonte
omaggiata di conto e tragedia di fronte.

La prima e seconda,poi una fredda,
desiderio di vita,il terzo mondo respira
continuate a piantonare la merda
e l'unico dubbio è se avete la mira.

Chi venne in Italia parlò di Vittoria,
ovunque riposa quella parola,
che nel marmo finì insieme alla storia.

Volete voi che:
leggendo tremiate,
e al pur visto non dite:
ma che secolo fate.
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