Entro in quella stanza,
tra biancheria, sciorinata sulle sedie,
in mezzo ad un bucato, sorto,
come d'incanto, la notte.
Il tuo odore è ancora nella mia pelle,
la tua immagine è rimasta appesa al muro;
quell'immagine nella mia mente,
troppo precisa e persistente.
Altre parole urgono sulle mie labbra,
ma non vogliono uscire.
Il fiato diventa più affannoso;
come foglie un vento attraversa le mie gambe.
La tua voce rimbomba più viva che mai,
tra queste pareti che trasudano di noi.
P.S.:La poesia è stata scritta da mia figlia Isabella.
Se pensate che lo meriti, incoraggiatela a continuare.
Grazie.