Ti sputavo nel padiglione
il mio urlo di rabbia
ero il solo sulla terra
a detestarti
tu ambivi addolorarti
facendo rallegrare le mie ossa.
Un'aurora buia, quasi alba chiara
zaino in spalle, sei sparita
dopo una luna zuccona
come una zoccola davanti al fuoco
fatuo come il tuo odio
che m'hai strappato all'improvviso
per la gioia mi sono scolato
una tanica d'amaro della nonna
cantando a squarciagola:
vattene ma torna, donna!
come cantava Ramazzotti
all'allegra svizzerotta.
Non giocherò più con te
a pedate nei malleoli
se hai segato a dadini
i miei tenui intestini
non griderò ai quattro lamenti:
viva gli umori aulenti.
Solo grappini al vento
ingoio senza un lamento
ma piuttosto contento
di starmene a bagnomaria
nella vasca di casa mia
e non sopra quel filobus
traballante e sfatto di cus-cus.
Tra macedonia, mandarini
e rinoceronti bambini
muoio le mie notti affannate.
Marte, sei tu il mio Parnaso
se non mi prendi per il naso
barcollo carponi imprecando,
nel bel mentre mi cresce
un brufolo veemente
proprio nel mezzo della mente.
Ho fatto indigestione
di nutella poetica.