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Pubblicata il 25/12/2010
Nacquero tutti appresso all'altro,
e non camminava uno che gia il nuovo
si metteva al suo posto seduto.

Ognuno moriva per suo dire ogni giorno
e resuscitava sempre con lo stesso
bicchiere di vino in mano.

Il prete arrivava con le ostie sotto il cappello
e scacciava le mosche dalle bocche aperte,
quindi digerivano sotto il sole
o le ombre degli stracci appesi.

Rom aplomb di meriggio campestre
rifulge nell'ovulo come chiacchiere di peste,
finchè l'ultimo sgravo cinguettando volse
la certezza maritale al più nubile forse.
Una di quelle,compendio di borghese canto,
non resisterebbe un giorno
con sedici figli e uno spicchio d'aglio.

Un secolo di neon comprime l'aurora,
in reticoli d'asfalto,trombettiere di un lamento,
la casa di Zen germoglia nel cemento,
piano dopo piano si sale nelle scale d'alito canile
spiati come la fiera di Gomorra al mare.

Colpevoli sono gli uomini che nascono senza soldi.
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