La radice qui manca,
malgrado l'intricato
biologico groviglio.
Si rivelò folata
di vento il computo d'alternative
cabale. Sotto il centro della terra
dura scavammo, che era riarsa
dalle secchezze dell'agosto.
Senza più un vero perché – prigionieri
della tristezza nostra, mio Sigillo.
Io, prigioniero dell'estivo sogno
allo zenit, tu di questa beffarda
e beffata Realtà.
Parole al vento, parole nel vento,
sempre e soltanto parole – sarai
tu come un petalo, mentre parole
ora seppellirò. Sarai Parola
scelta, Sigillo, dalla rosa scelta
delle parole petalo reciso.
Non cesso di sforzare gli occhi, fissi
sull'orizzonte del Sole calante
– nessuno sforzo può però, ahinoi,
renderci ciò che non si è, realtà trista!
Dove sei, dove sei, Realtà redenta?
Una risposta arcoriflessa è tutto
quel che riecheggia dall'antico vaso
di ininterrotte lacrime: conferma,
tautologica, se stessa a me stesso.
Morto è il Principe, morto!
Vi sarà, in qualche androne
quantistico riposto in un potere
segreto, chi potrà ridare vita
a Lazzaro? Qui ti ho sepolto, ai piedi
di un edenico fico, assieme al Principe,
Sigillo; qui, tra radici bagnate
da latte protostorico,
come fosse una perenne
libazione che inonda echeggiamenti
delle mie risa insulse
– beffa per la Realtà
beffarda! Tu continua
a giacer qui sognante,
Sigillo, il sogno sognando d'un tempo
sognato e più propizio. Ora che il Sole
tramonta, trova tu la Principessa
nostra, Sigillo; scovala, raggiungila
nei recessi impossibili d'un qualche
parallelo universo, tra le pieghe
d'un vento sotterraneo e paracleto.
Presto, la notte ancora arriverà,
la luna un bianco bacio stamperà
sui lembi ampi e imbiancati delle foglie
dell'edenico fico. Non vogliamo
che sia da annoverare pure questa
tra quelle notti bianche brulicanti,
tra i materassi, di bianchi cagnotti.
Nota: per vedere il video ed ascoltare questa poesia da me recitata vai su: http://youtu.be/dohr0wwiMiw