La casa antica, il rimosso della piccola mano stretta
in quella della madre,
piccole robinie di luce, iodate,
lungo un viale dal passato:
ho attraversato a piccoli saltelli
il varco verso il dimenticato,
e sono finito tra le fauci del dimenticato
– un piede dal passato dimenticato dopo un piede verso il futuro dimenticato,
procedo come un bimbo sciamanico tra i balocchi del mio acquario-prigione,
come un funambolo dislessico che cammina sulle acque dell'onirica lucidità.
Un passo nella luce, un passo nelle tenebre
– prima di cancellare le tue orme,
Sigillo, coi piedi ho scritto il tuo Nome sul mio libro,
tra due pagine germinali, bianca
l'una, l'altra nera.
Tutto è stato svenduto, tutto è stato creduto perso.
L'Avere e l'Essere sono entrambi pastura
del settemplice spirito d'impurità.
Fu lui, sì, che s'impadronì della casa antica – cercai lo scontro,
mi imbattei in un incontro:
fu incontro di essenze o di contingenze?
Questo ammasso d'atomi insulsi,
alfabeti persi in speranze senza tempo,
mentre i pagliacci della politica ridono, da dietro,
sul pontile lasciato alle mie spalle
– ho sprofondato tutto,
accartocciandolo attorno al ciottolo degli incantamenti blu.
Sorgi dall'ignoto, Sigillo, sguscia fuori dal ventre senza fondo
della Matrice feconda del mistero.
Sorgi dall'abisso ove ti ho sprofondato,
riemergi dalla salsedine delle acque inconsce
come ialino scoglio che si stagli contro l'equatore presuntuoso del Limite,
circuisci le realtà di fango come un girino che sguazzi
intorno nello stagno illimitato
dei miei desideri latenti.
Attraversa la mia pelle diafana, attraverso la luce del sole morente:
sii come un'analisi, una malia, una catarsi ipnotica, un sonno di ristoro
che dia oblio alle realtà di fango. Il grande mare ci chiama, Sigillo,
odo la voce del vento mentre sussurro il tuo Nome.
Spalanco le braccia, reprimo nel petto il grido della disperazione,
sono pronto a spiccare il volo.
Solleva tu la mole grondante sangue, acque salse e speranze insperate
– essa è piccola nella massa, enorme nel copioso lacrimare vermiglio dell'occaso.
Adesso, Sigillo, rivoglio tutto quel che ho svenduto,
tutto ciò che mi è stato sottratto. Tutto, adesso.
Nota: per verdere il video in cui recito questa poesia: http://youtu.be/L8UMBxYlLkg