Misuro piastrelle
in comodato d'uso
a medie falcate
da alboreo pellegrino
avanti, di lato
a libere bracciate sui muri
con la scodella del caffelatte
nella mano manca
(politicamente scorretto)
la passo un po' nella destra
la mollo virtualmente a terra
(non sono un costruttore di scodelle
da permettermi cocci reali)
dopo averne lappato il contenuto,
con un occhio guardingo
alla breccia regolare nel muro
provvista di parete trasparente
da tempo chiamata finestra:
piccoli umani sottovento
con ombrelline divelte
davanti la fermata del dodici,
direzione stazione,
qualche nera di ritorno
da notti sfasciate a battere
e i studentelli di sempre
a flirtare col cellulare.
Imbastisco intimi
rapporti telepatici
con le mie piante grasse
che mi vivono accanto
dal bordo della veranda
senza scodinzolare o
pretendere carezze,
infine evito di guardare
i dieci telegiornali identici
con le loro pandemie mediatiche
e piano piano piano
ma ineluttabilmente
il lunedì comincia a decollare.