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Pubblicata il 22/07/2010
Sotto solo una scorza di poche stagioni
riappare la mia stirpe stracciona con pelle
colore di terra casa di cartone pressato
ed esagerazioni senza il pudore
di perderci faccia. È bastato
grattare poco più forte.
Che è quasi meglio.
Strappo i vestiti
inzuppati. Urlo forte
alla notte. Sbatto i piedi
scalzi nell’acqua stagnante.
M’ubriaco. Addento il bicchiere.
Piango senza farmi vedere. Piscio
contro il vento crudele. Ballo tarante
gitane con cani che mordono rauchi.
Libero infine senza che si debba
nascondere la fame infinita
e l’infinita ignoranza.
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