Infernale Altoforno
No, non posso permettermi
d’esser sopraffatto in tal modo
dal dolore dei ricordi dolorosi,
dai dubbi,
dalle delusioni pazze
sempre pronte ad aggredirmi.
Serve un pizzico in più di fede?
Forse,
devo avere più fiducia in me
e sforzarmi di comprendere
lo strano amore di Dio,
amore?
No, non credo sia amore!
Come posso credere
alla meta della mia vita?
Che scopo ha la mia vita?
Mi dicono che continuare a piangere
fa male a me e a chi non c’è più.
Non capisco, me lo spiegheranno.
Certo, il potere di trasformazione
di quell’amore è senza limiti;
il mio cuore lo sa e forse lo capisce,
ma non riesco a comprenderlo,
farlo mio e fonderlo nelle mie ossa.
Forse ci vorrebbe un altoforno…
per ricomporre le alte temperature,
gli arpeggi spezzati della sua esile voce,
per avvampare il ricordo degli abbracci
e l’antica fragranza della sua gioventù.
Invece mi appisolo sui serici tocchi d’amore
che mi parlano ogni istante di te,
figlia mia,
e in ogni istante la mia vita fugge via,
inutilmente.