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Pubblicata il 03/06/2010
Infernale Altoforno

No, non posso permettermi
d’esser sopraffatto in tal modo
dal dolore dei ricordi dolorosi,
dai dubbi,
dalle delusioni pazze
sempre pronte ad aggredirmi.
Serve un pizzico in più di fede?

Forse,
devo avere più fiducia in me
e sforzarmi di comprendere
lo strano amore di Dio,
amore?
No, non credo sia amore!
Come posso credere
alla meta della mia vita?
Che scopo ha la mia vita?

Mi dicono che continuare a piangere
fa male a me e a chi non c’è più.
Non capisco, me lo spiegheranno.
Certo, il potere di trasformazione
di quell’amore è senza limiti;
il mio cuore lo sa e forse lo capisce,
ma non riesco a comprenderlo,
farlo mio e fonderlo nelle mie ossa.

Forse ci vorrebbe un altoforno…
per ricomporre le alte temperature,
gli arpeggi spezzati della sua esile voce,
per avvampare il ricordo degli abbracci
e l’antica fragranza della sua gioventù.

Invece mi appisolo sui serici tocchi d’amore
che mi parlano ogni istante di te,
figlia mia,
e in ogni istante la mia vita fugge via,
inutilmente.
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tanto inutilmente non direi se la tua vita ti fa scrivere così, inizio e finale i miei preferiti, da rich

il 03/06/2010 alle 10:17

a me hanno detto che un uomo non deve piangere mai e al mio perchè ha risposto il silenzio
Erica, mia figlia, era una parte di cielo lacerato e vuoto
grazie per la poesia che mi autodedico
ninmario

il 03/06/2010 alle 10:44

poesia bellissima e molto coinvolgente.
un abbraccio eos

il 03/06/2010 alle 14:14

... l'ho scritta proprio per te e tua figlia!

il 03/06/2010 alle 15:20

artificiosamente coinvolgente

il 03/06/2010 alle 15:21

sono le più "ispirate", le altre sono più intellettuali.

il 03/06/2010 alle 15:22