La leccata di fica
Prelibata dovrebbe
Principiar sempre beata la giornata,
Sia quella rada o folta
O quella depilata non importa,
Basta a me che l'amaro
Del caffè non princìpi
Una giornata storta,
Ma la dolcezza sola
Sia l'utopico faro
Che clessidra non abbia
Dove defunta sabbia
Cola, ma la non morta perenne ora
Vi coli via, cristallo senza gabbia
Che gabbi il tempo avaro
E la natura ria non giù scorrendo
Ma avverso incontro al sopra.
Ogni dolore storno,
Io son quell'Anomos di patria privo
Che dall'amaro giorno
Fugge, il suo bel cazzone
Avendo in resta già pronto e giulivo
Per fuggir via al galoppo
Verso più basse e più calide zone,
Umide nel segreto innominato
Della propria sociale discrezione.
Non l'altezza io ricerco
Ma la bassezza semplice,
L'elementare stimolo,
La leccata che reca
Dolcezza sulla lingua,
Umidore di lingua
Che lingua intreccia, lingua
Su lingua senza l'amarezza, lingua
Contro lingua e giù in basso
Poi, come freccia, lingua su mucosa
Rosea più d'un lampone succulenta,
Lingua che scorre via rapida o lenta:
È questa la bassezza
Non ritrosa che il tempo
Gabba e l'altezza cupida
E la natura ria,
Lingua che scorre sotto,
Avanti, indietro, fin dentro la Carne
Soave, per ricercar l'essenza avversa
Al sopra, epifania
D'un'estrema dolcezza terminale.