Polvere. Mi ossessionano gli strati
Gli impalpabili veli che ogni spanna
Ammantano e si annidano in silente
Cospirazione. Invitta a strati, ovunque
Si annida, sempre fitta, in lega unita
Contro di me, la Polvere; e gorghi
In ogni angolo incava, sotto un cielo
Corrusco, inesorabile: profondi
Gorghi che nell'oblio più grigio l'orma
Inghiottono e la traccia – stillicidio
Di brumose sequenze, lento e vano –
Impresse innanzi da puerili moti
di muscoli giullari: forse d'altri
O forse miei, che importa? Già un abisso
Nudo prima dell'Incipit si stende,
E penzola da un ramo per la grave
Mole oppresso il Fiat, flaccido cadavere.
Con le sue orde teutoniche di fine
Pulviscolo – predoni in infinite
Schiere, diletti pargoli di parto
Insidioso – perlustra i miei barlumi
D'atrofici pensieri palmo a palmo
In stentoreo mutismo, tra le falde
D'intonaco sbrecciato di turrite
Speranze, Madre Polvere feconda;
Piano li incalza mentre sugli scranni
Su cui mi adagio scomodo tra mille
Programmi frammentari, premuroso
Con amore li cullo, e con piacere
Effimero al tepore di miriadi
Di falò stralunati li crogiolo.
Chincaglierie e mobilio contemplando
E di grigio addobbati dall'attenta
Opera sartoriale di Madama
Polvere la sontuosa vari sparsi
Ninnoli, nei saloni in cui supino
Pascolo, nel fulgore che mi assorbe
Tra festoni lustrini e putti d'oro
D'impegno preso ad assemblar con questi
Un sacrario cattolico, mi chiedo
A tratti se il baleno controluce
E contro le mie palpebre stagliato –
Vorticoso e bianchiccio – un solo istante
Come vaso canopico mai voglia
Lasciare alle mie ceneri: giaciglio
Acconcio in cui posarsi un poco quasi
Garrule e velleitarie, estremo Requiem
Prima della consueta non presenza.