Nelle sue traslazioni spaziotemporali
fra le mie misteriose costellazioni cerebrali
la bellissima pornostar transsex Miriam Rivera
accumulò una serie di simboli e fenomeni fra cui
cito: impianti d'organismi plurisessuati dalle steppe
siderali; parrucche biondo cenere in stile norvegese;
lingerie nera d'ispirazione schopenhaueriana; tacchi
a spillo comunisti; pelle levigata, gambe lunghe e
seni sodi opera dei più abili chirurghi saopaulisti;
una Barbie epistemologica ricordo dell'infanzia
messicana; due versioni microhouse di Daddy
Cool (Animal Collective rmx); vari numeri
vintage di riviste gossip provenienti dalla
collezione privata del suo parrucchiere
londinese; vacanze ai tropici alquanto
dadaiste; mattine piovose trascorse
pigramente sotto le coperte nel suo
letto; raffinate tecniche di massaggio
thai insegnate dai kateoy del Nana Plaza
di Bangkok; un infinito guardaroba di vestiti
nelle più pregiate stoffe artificiali; migliaia di
sguardi iperattivi; gli episodi più recenti del
programma di divulgazione astrofisica del
professor Brian Cox; sogni (realizzati)
di sfilate di moda milanesi; un amore
supremo, puro, eterno; il lusso, il
buio e tanti trucchi femminili;
un libro scritto a quattro mani con
la sua amica Paris Hilton sulle ultime
tendenze dell'arte figurativa; spazzole retrattili
ed avvolgenti ed argentate creme antiaging
per il corpo; e per finire il sapore caldo
ed umido del suo sesso ancora
ingabbiato nei collant.