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Pubblicata il 13/02/2010
Che cosa assurda quando mi hai chiamato amore
per sbaglio
un qualcosa di piccolo
inutile
inaspettato
passato inosservato
come uno che ti spia
da lontano, mentre tu
sei indaffarato
e tu
non lo noteresti mai
e lui
si può permettere
di non nascondersi per bene
di sporgersi un po' più da quel cespuglio
per guardarti meglio
tanto non lo noti
“hai lasciato l'ombrello,
amore”
tanto eravamo già zuppi
è stato un attimo
in quell'attimo in cui
ti ho vista esitare
e si che non sei una figa
di legno
in quell'attimo ho capito
che era vero
incredibile come in quell'attimo
ci fosse proprio tutto
4 anni
1460 scopate
(su per giù...)
i tuoi baci
quel cartello stradale
che ho rubato
per te
le lacrime cadute nel bicchiere
quella mattina che eri una sconosciuta
nel mio letto
le pastiglie
e la tua taverna
tu che mi salvi dagli sbirri
io che mi scopo la nostra coinquilina
urla, molte urla
i vetri infranti, certo, il sangue
il sangue del mestruo sulle mie mutande bianche
quando le ho lanciate dalla macchina
dopo averle fatte roteare
di fronte al bistrot
il bistrot e le tequile
i pomeriggi fatti
di niente
i punteggi delle carte
come anonimi personaggi di fantasia
A e B
le canzoni che ho scritto
le foto che hai fatto
la
fottuta
grecia
ecco, è davvero incredibile
come in quell'istante
ci fosse proprio tutto
esattamente come dicono
succeda
quando
si muore.
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