dove giacomo novello diallaktès,
svenuto in un bagno vede
il Vino e la Birra, e risolve la loro diatriba
Ma giacomo un dolore lo accecava,
nel cuore un fuoco ardende divoravalo.
Nel loco ove le corpora pazienti
si partono dal duolo ora silenti
ed ora tra non proprio probi suoni
entrò slacciando in fretta i pantaloni.
e sulla tazza Giacomo ristette
per quattro ore, dalle tre alle sette.
Ed ebro infine dal fetore cadde
Svenuto. Nel suo lungo sonno accadde
che vide per mancanza di areazione
codesta strana ymaginatione.
E vide Vino e Birra e trasalì
e quindi poi deciso proferì:
"La Birra, lei che ha acceso ed ha cresciuto
l'ardore dei romantici saluto.
M'inchino anche al Vino, sua altezza
che brilla di neoclassica bellezza."
Guardando l'altra con pupille fisse,
il Vino allora si alzò in piedi e disse:
"il Vino pasce ancora ed ha pasciuto
il genio classico, è risaputo!
io rendo l'uomo autentico e spontaneo
al sole caldo del mediterraneo.
di nobile semplicità e serena
grandezza empio le menti, a pranzo e a cena.
oh vile Birra barbara rispondi!"
rispose lei con occhi furibondi:
"Da sempre sono, fino da Abelardo,
diletto e grande amica del goliardo.
da sempre nutro d'impeto e tempesta
il cuore dei romantici che resta
ardente anche al freddo di foreste
ghiacciate e di raffiche funeste.
Tra te e me io sono la migliore
ché sono amica al grande tentatore
qui tu non sei della familia goliae
la Bavaria è lontana dalle Eolie!
"Ma il chierico scriveva" disse il vino
"ga..udeamus" con il mio latino,
“Tu sei amico a chi" disse la birra
"al sesso preferisce incenso e mirra!"
“Ma molto prima dell'Archipoeta
il mio Orazio "carpe diem" scriveva!
E si scagliarono parole oscene
finchè sor Giacomo, che fece bene,
per riportare tra quei i due la pace
cantò canto pulcherrimo e verace:
Io canto la favola mesta
del grande ed antico goliardo
ser Dacio, un vissuto gagliardo
da lui consacrato alla festa.
Al posto del vino novello
un prete, rubato il boccale,
veleno tremendo e mortale
versò nella coppa di quello.
Così con atroce travaglio
morì Dacio il giorno di pasqua,
avendo bevuto per sbaglio
ben trentatre gocce di Acqua!
A quella disgustosa parolaccia
tempesta d'odio degradò in bonaccia
il Vino con la Birra si calmarono
l'acerba gara tra di loro spensero
trovando in un comune ardor pugnace
un'avversione unanime e la pace.