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Pubblicata il 06/10/2009
L'etilico ha governato la mia anima, il mio pulsare,
il mio respiro,
la notte che la luna da lassù benediceva.
L'inquietudine sulle mie labbra si è posata strappandomi a morsi
baci non-gentili.
Al solito le ore diurne sono passate
sotto la mia sanguigna coperta riparata.
Tra le braccia di Morfeo e di Eros.
Tu eri qui, con me.
L'incanto di averti
è stato un tuffo nel passato.
Uno schiaffo prepotente di cui so già che sentirò dolore
in differita.
Tra qualche giorno.
Forse anche da domani.
Domani avrà la bellezza tremenda di un canto angelico.
Grida ancestrali che si mutano in pianto.
Un cuore forato che a stento le lacrime trattiene.
Avrei bisogno delle tue iridi
perché sarebbe troppo egoista tenere per me sola
tutta questa dolcezza
che sento adesso.
Nascondermi dentro il tuo corpo che così bene combacia col mio
in un'estetica perfezione danzante.
Ti vorrei nell'incompiutezza di questo attimo
già fuggente.
Le tue mani che ogni cosa intorno a me son capaci di annullare.
Ricamare nell'aria rose purissime festanti
a cingermi il ventre.
Io scrivo pensandoti, anzi scrivo
compenetrandomi con l'essenza profonda
dell'idea di te.
La sola, l'unica, che il mio cuore forato
riesce ancora a far sussultare.
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