“Anemia”.
Oggi compio settantacinque anni, secondo il mio pensiero ricorrente già dall'età giovanile , pensavo e temevo di non vivere oltre il mio presentimento di vita breve, tutto il mio timore quotidiano era rivolto a quanto mi restava da vivere.
Pensavo di essere nato male, troppe “tegole” sulla testa mi conducevano a sentirmi consapevole di una prova terrena molto corta.
“Siediti sul lettino piccio e tirite giù la maja de lana”diceva il dottore severamente, girite con la schiena del là, mentre mi batteva con il dito sulla cassa toracica mi comandava di dire ripetutamente trentatré.
Scuotendo la testa il dottore mi rigirava dalla posizione primaria e con il dito mi abbassava la palpebra bassa dell'occhio e diceva: stò putel se anemico, bisognerà farghe far una cura ricostituente a base de ferro. Suonava bene ferro, uomo de ferro, tutto de ferro, se anche la “torre eiffel”, insomma anche avere il pugno de ferro... ma esiste anche la ruggine, mi l'antiruggine non la bevo.
Questa parola ricostituente per mi, se stada come un'eco che si ripeteva nelle stanze dei dottori che via via mi visitavano. Mi ero abituato talmente alla “anemia” che ormai la sentivo come parte “cara” della mia persona. Non avrei sopportato più un altro termine, eravamo diventi amici per la pelle.
Per me è sempre rimasto un mistero di, come faceva a capire il dottore che ero anemico abbassando solamente la palpebra dell'occhio, mah!
Passavano gli anni e non cambiava e non succedeva nulla di quanto avevo sempre pensato, cominciavo a pensare di essere immortale, fino a quando?
Ero già adulto quando all'improvviso di un pomeriggio tipico Goriziano, più umido che freddo, ebbi un brivido lungo la schiena, pensai la solita influenza, niente di più sbagliato, avevo la broncopolmonite.
Pensai: ci risiamo, non avrò vita lunga, questa non perdona.
Quella fu per me una notte molto lunga, la febbre mi faceva battere il cuore con molto sforzo, ma ben controllato, sembravo una locomotiva in pressione.
I primi sbadigli fatti alle prime ore della mattina, mio padre disse: se andada ben e andò a dormire.
Certo, ora posso sfoggiare con gli amici anche una broncopolmonite, non è da tutti.
Finite le iniezioni di antibiotici non mi restava altro che cominciare una cura contro, l'anemia. Ancora una volta dovevo ricominciare una cura a base non solo di ferro, ma anche di vitamine complex, B1,B6,B12, B22, ostia“forse il B22 se un bombardiere americano”, ma va ben lo stesso, e non so quali altre vitamine, tutto nelle chiappe dovevano andare.
Ma l'anemia dell'occhio dove era andata a finire?
A dir la verità, gli anni che seguirono furono passati tranquillamente senza anemie.
Ma l'emicrania? Quella proprio nò. Imperversava sempre nei momenti più impensati, oramai eravamo fratelli di sangue e di testa, l'accettavo per quello che era, una rompiballe amica e anche qualche volta carina, meglio non farsela nemica.
L'anemia doveva essere passata di moda, nessuno ne parlava più. Ma io di tanto in tanto davanti allo specchio, portavo il dito sotto l'occhio e con una leggera pressione all'ingiù, guardavo e contemplavo il pallore rosso variegato sotto l'occhio. Ostia, no go mai avudo un bel rosso sangue, però questo non vol dire niente, se stago benissimo, ma va in mona!
I cari ricordi dell'anemia non finiscono mai, mi ritorna sempre in mente con un poco de schifo: “la mia cara zia” con in mano una bottiglia di fegato di merluzzo da due litri e nell'altra un cucchiaio, schierati a semicerchio c'erano le mie tre cugine ed io, inchiodati senza via di scampo ad aspettare il doloroso passo.
Una ciucciada de limon in bocca e drio un cuciar de olio di “fegato di merluzzo”.
Go ancora i brividi lungo la schiena. Che puttanada de roba che iera, ma faseva tanto ben per l'anemia.