Sei stato mio alunno, Citterio,
e non dei migliori; anzi,
fosti bocciato e passasti al serale.
Eri enorme: avresti potuto fare
il buttafuori in qualche night.
T’incontravo ogni tanto, e mi parlavi
del bisogno che avevi di lavorare.
Anni dopo ti rividi al Parini e spesso
ci punzecchiavamo, ma amabilmente;
mi hai anche parlato di certi tuoi traffici
di rolex e di viaggi in Thailandia
e delle thailandesi. Al “Cairoli,”
ora fanno due mesi, mi parlasti
di uno svenimento improvviso
e di un difetto congenito
che t’hanno scoperto al cuore:
“Mi hanno aperto tutto;
se guardi qua davanti…” “Lascia stare.
Ma adesso è tutto a posto?”
“Sì, sì.” “E ti fai i controlli?” “Sì:
tutto a posto.” E ci siamo baciati,
da ex-prof ed ex-alunno… Ieri Marinella
qui a Miramare mi ha detto
che te ne sei andato nel sonno,
a casa di tua madre.
Ora sei tu che insegni a me qualcosa,
Giuseppe.