Prima di incominciare a leggere questo racconto, vi invito a considerare queste mie riflessioni su quarta anni di partecipazioni e ascolto di molte Sinfonie e concerti al Festival di Salisburgo.
Sono passati sei anni da quando ho deciso di non ascoltare più la musica classica, il motivo di questa mia decisione, comincia e finisce per le molte sofferenze patite ascoltando questa musica certamente bella e straordinaria, quasi sempre le varie composizioni sono costruite in “toni minori” comunicando tristezza e desolazione dove non è possibile alcun appello per chi viene travolto ascoltando con passione.
Era un tempo quando giustificavo la tristezza una “malinconia consapevole”, con questa frase non facevo altro che mentire a me stesso.
Tutta la musica sia di concertazione o canzoni che siano, va eseguita da chi la sta suonando o diretta con grande interpretazione, solo allora si può parlare di trasmettere sensazioni di momenti particolari verso chi ascolta, la conseguenza sarà recepita con gioia o tristezza.
Pensando a quel giorno di tanti anni fa, quando per ridere ho fatto ascoltare a mio Cugino Giulio la sinfonia dell’Incompiuta di Schubert, stavamo ad ascoltare con attenzione da venticinque minuti, interrompendo il silenzio Giulio mi dice “ma non sé niente mal questa “musica”.
Per la prima volta dopo aver ascoltato tante volte questa sinfonia, dovevo ammettere che mi aveva sedotto e conquistato.
Ancora oggi dopo sessant’anni, anche se è una Sinfonia struggente e malinconica mi accorgo che il motivo dominante mi è rimasto addosso come un vestito ben confezionato, e qualche volta senza neanche pensare lo canticchio con passione e nostalgia e mi ricorda, che di primo acchito non si deve mai giudicare, anche se la sinfonia non mi piaceva, anzi lo trovavo ridicola.
L’ignoranza non ha confini.
I concerti a Salisburgo?
Nel Tempio della musica Classica si dovrebbe andare almeno una volta nella vita, per capire che cos’è la concertazione, i pianissimi o la potenza dell’insieme dell’orchestra e le sospensioni fatte per un tempo prestabilito, è arbitrio del direttore D’orchestra.
Ne ho ascoltate moltissime Sinfonie con diverse orchestre e Maestri, e vorrei esprimermi raccontando le sensazioni che si provano, cercherò di raccontarvi almeno una.
La Messa di Requiem, di Giuseppe Verdi.
Dopo aver fatto un viaggio di cinque ore in macchina per arrivare all’albergo, dello Sclhoss-Wirt, situato a dodici chilometri dal centro della città di Salisburgo, sono accolto con tanta cordialità dal sig.Heimon, gestore e padrone dell’hotel, conosce bene la lingua italiana e qualche volta si esprime in dialetto Triestino, avendo vissuto nella casa della nonna a Trieste. Questo signore dall’aspetto alto e robusto è una persona colta e gentile.
Veste sempre in modo elegante con abiti tradizionali Austriaci. Rivederlo fa sempre piacere.
Sistemati i bagagli in camera, la stanchezza si fa sentire e prima del concerto per essere con la mente aperta e libera, un riposino è una cosa ben fatta.
La cena sarà servita dopo il concerto.
L’attesa non è tranquilla come sempre, so cosa andrò a sentire e questo m’innervosisce, ho quasi paura, non sempre riesco a controllare il mio sistema
Sono entrato nella Spill-Haus, ce tanta gente, facce interessanti e persone eleganti passeggiano avanti e indietro nell’Hall aspettando il segnale d’inizio.
Suona il campanello il vocio si attenua, man mano che la gente procede verso il suo posto a sedere.
Noto all’ingresso della sala una crocerossina vestita di tutto punto, speriamo di non avere bisogno.
Trovo il mio posto in platea, appena seduto entra l’orchestra, è la Filarmonica di Vienna, uno scroscio di battimani per gli orchestrali che occupano il posto, incominciano ad accordare gli strumenti, nel sentire questi suoni disarmonici mi danno un senso di partecipazione con l’orchestra, si alza il primo violino di fila, ed intona su una corda il LA, nota della scala centrale di Do maggiore del pianoforte.
Tutti gli strumenti, seguono l’intonazione data.
Il concerto è previsto per le ore diciannove, spacca il minuto, le porte si chiudono le luci si attenuano il silenzio è totale.
Questa totale assenza di rumori, ha del sopranaturale, speriamo bene.
Una porta sulla mia destra si apre, e lentamente ma con un passo sicuro entra il maestro d’orchestra “Von Karajan”, un mito.
La tensione sale.
Noto, che anche questa volta sul leggio non ce lo spartito, Karaian dirigerà tutta la partitura a memoria. Conto i professori, sono centodieci, dietro l’organico d’orchestra, il coro, saranno circa, altri centoventi persone.
Compone il resto dell’echipe i quattro solisti, contralto,Soprano, tenore e basso.
Il maestro dopo un momento di riflessione, con in mano la bacchetta le braccia alzate e gli occhi chiusi da il via, a questo Monumento di suoni, fatto di note musicali sul pentagramma.
Comincio a fare la respirazione “Yoga”, cerco di tranquillizzarmi come meglio posso.
I suoni cominciano a parlare, parlano un linguaggio sicuro e comprensibile, qualche volta sono dolci e altri momenti determinati, ed altri ancora ti accarezzano la pelle per poi infierire con tanta forza da compenetrarti e schiacciarti sulla sedia, le parole si fanno dure e giudicanti, ti senti un verme per non essere quello che vuole….Non riesco a capacitarmi, so di essere in torto per quello che non ho fatto, tutto sembra avvolgerti come in una camicia di forza, quelli delle trombe a tiro si sono alzati in piedi per dare più forza ai fiati, il coro compenetrandosi nel discorso si esprime a tutta forza, il maestro con un gesto di chiusura sospende tutto...è un silenzio sconcertante in tutti i sensi, per poi riprendere ancora con forza.
Il mio cuore batte rapidamente lasciandomi senza fiato (momenti difficili), Adrenalina a mille.
Spero che finisca presto, è una fatica restare ad ascoltare i suoi rimproveri tanto severi.
C'e ancora l’ultima parte, LIBERA ME.
Ancora una quindicina di minuti e tutto finirà, com’è cominciato.
Immancabilmente la musica ti dice è finita, non parlo più.
Vuoi e vogliono anche gli altri ascoltatori battere le mani, ma la tensione è stata talmente forte, che ci vogliono più di quindici secondi per reagire e tornare ad essere persone vive.
Un signore davanti a me battendo le mani, mormora con voce quasi tremante. “Mondial”.
Certo ne sono sicuro…. è stata una esecuzione stupendamente perfetta e divinamente espressiva, e di una cosa sono certo, che non la voglio sentire MAI più.
Si esce dalla Hall con un passo leggero e nessuno ha voglia di parlare, l’aria fresca ed umida di Salisburgo mitiga l’anima strapazzata e il bagnato in terra ti riporta alla realtà.
Oggi a distanza di tanti anni, pensando alle sofferenze che mi sono dato con la musica Sinfonica, ascoltata in molti modi diversi (registrata o in sala), non rifarei lo stesso percorso, la vita va affrontata serenamente, senza mettersi alla prova o cercare di capire quello che non c’è.
Avrei dovuto comperarmi un tamburo e battere un tempo allegro, pieno di vita, il ritmo deve essere festoso e gioioso per trovare la gioia di vivere dopo un giorno di duro lavoro.
Caro Bob Marley come avevo torto, il tuo ritmo la tua musica sono espressioni dolcissime, tanto ti disprezzavo allora quanto ti amo oggi, o forse mi sto sbagliando?questo totale silenzio è imbarazzante.