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Pubblicata il 18/07/2009
Prima di incominciare a leggere questo racconto, vi invito a considerare queste mie riflessioni su quarta anni di partecipazioni e ascolto di molte Sinfonie e concerti al Festival di Salisburgo.
Sono passati sei anni da quando ho deciso di non ascoltare più la musica classica, il motivo di questa mia decisione, comincia e finisce per le molte sofferenze patite ascoltando questa musica certamente bella e straordinaria, quasi sempre le varie composizioni sono costruite in “toni minori” comunicando tristezza e desolazione dove non è possibile alcun appello per chi viene travolto ascoltando con passione.
Era un tempo quando giustificavo la tristezza una “malinconia consapevole”, con questa frase non facevo altro che mentire a me stesso.
Tutta la musica sia di concertazione o canzoni che siano, va eseguita da chi la sta suonando o diretta con grande interpretazione, solo allora si può parlare di trasmettere sensazioni di momenti particolari verso chi ascolta, la conseguenza sarà recepita con gioia o tristezza.



Pensando a quel giorno di tanti anni fa, quando per ridere ho fatto ascoltare a mio Cugino Giulio la sinfonia dell’Incompiuta di Schubert, stavamo ad ascoltare con attenzione da venticinque minuti, interrompendo il silenzio Giulio mi dice “ma non sé niente mal questa “musica”.
Per la prima volta dopo aver ascoltato tante volte questa sinfonia, dovevo ammettere che mi aveva sedotto e conquistato.
Ancora oggi dopo sessant’anni, anche se è una Sinfonia struggente e malinconica mi accorgo che il motivo dominante mi è rimasto addosso come un vestito ben confezionato, e qualche volta senza neanche pensare lo canticchio con passione e nostalgia e mi ricorda, che di primo acchito non si deve mai giudicare, anche se la sinfonia non mi piaceva, anzi lo trovavo ridicola.
L’ignoranza non ha confini.
I concerti a Salisburgo?
Nel Tempio della musica Classica si dovrebbe andare almeno una volta nella vita, per capire che cos’è la concertazione, i pianissimi o la potenza dell’insieme dell’orchestra e le sospensioni fatte per un tempo prestabilito, è arbitrio del direttore D’orchestra.
Ne ho ascoltate moltissime Sinfonie con diverse orchestre e Maestri, e vorrei esprimermi raccontando le sensazioni che si provano, cercherò di raccontarvi almeno una.
La Messa di Requiem, di Giuseppe Verdi.
Dopo aver fatto un viaggio di cinque ore in macchina per arrivare all’albergo, dello Sclhoss-Wirt, situato a dodici chilometri dal centro della città di Salisburgo, sono accolto con tanta cordialità dal sig.Heimon, gestore e padrone dell’hotel, conosce bene la lingua italiana e qualche volta si esprime in dialetto Triestino, avendo vissuto nella casa della nonna a Trieste. Questo signore dall’aspetto alto e robusto è una persona colta e gentile.
Veste sempre in modo elegante con abiti tradizionali Austriaci. Rivederlo fa sempre piacere.
Sistemati i bagagli in camera, la stanchezza si fa sentire e prima del concerto per essere con la mente aperta e libera, un riposino è una cosa ben fatta.
La cena sarà servita dopo il concerto.
L’attesa non è tranquilla come sempre, so cosa andrò a sentire e questo m’innervosisce, ho quasi paura, non sempre riesco a controllare il mio sistema
Sono entrato nella Spill-Haus, ce tanta gente, facce interessanti e persone eleganti passeggiano avanti e indietro nell’Hall aspettando il segnale d’inizio.
Suona il campanello il vocio si attenua, man mano che la gente procede verso il suo posto a sedere.
Noto all’ingresso della sala una crocerossina vestita di tutto punto, speriamo di non avere bisogno.
Trovo il mio posto in platea, appena seduto entra l’orchestra, è la Filarmonica di Vienna, uno scroscio di battimani per gli orchestrali che occupano il posto, incominciano ad accordare gli strumenti, nel sentire questi suoni disarmonici mi danno un senso di partecipazione con l’orchestra, si alza il primo violino di fila, ed intona su una corda il LA, nota della scala centrale di Do maggiore del pianoforte.
Tutti gli strumenti, seguono l’intonazione data.
Il concerto è previsto per le ore diciannove, spacca il minuto, le porte si chiudono le luci si attenuano il silenzio è totale.
Questa totale assenza di rumori, ha del sopranaturale, speriamo bene.
Una porta sulla mia destra si apre, e lentamente ma con un passo sicuro entra il maestro d’orchestra “Von Karajan”, un mito.
La tensione sale.
Noto, che anche questa volta sul leggio non ce lo spartito, Karaian dirigerà tutta la partitura a memoria. Conto i professori, sono centodieci, dietro l’organico d’orchestra, il coro, saranno circa, altri centoventi persone.
Compone il resto dell’echipe i quattro solisti, contralto,Soprano, tenore e basso.
Il maestro dopo un momento di riflessione, con in mano la bacchetta le braccia alzate e gli occhi chiusi da il via, a questo Monumento di suoni, fatto di note musicali sul pentagramma.
Comincio a fare la respirazione “Yoga”, cerco di tranquillizzarmi come meglio posso.
I suoni cominciano a parlare, parlano un linguaggio sicuro e comprensibile, qualche volta sono dolci e altri momenti determinati, ed altri ancora ti accarezzano la pelle per poi infierire con tanta forza da compenetrarti e schiacciarti sulla sedia, le parole si fanno dure e giudicanti, ti senti un verme per non essere quello che vuole….Non riesco a capacitarmi, so di essere in torto per quello che non ho fatto, tutto sembra avvolgerti come in una camicia di forza, quelli delle trombe a tiro si sono alzati in piedi per dare più forza ai fiati, il coro compenetrandosi nel discorso si esprime a tutta forza, il maestro con un gesto di chiusura sospende tutto...è un silenzio sconcertante in tutti i sensi, per poi riprendere ancora con forza.
Il mio cuore batte rapidamente lasciandomi senza fiato (momenti difficili), Adrenalina a mille.
Spero che finisca presto, è una fatica restare ad ascoltare i suoi rimproveri tanto severi.
C'e ancora l’ultima parte, LIBERA ME.
Ancora una quindicina di minuti e tutto finirà, com’è cominciato.
Immancabilmente la musica ti dice è finita, non parlo più.
Vuoi e vogliono anche gli altri ascoltatori battere le mani, ma la tensione è stata talmente forte, che ci vogliono più di quindici secondi per reagire e tornare ad essere persone vive.
Un signore davanti a me battendo le mani, mormora con voce quasi tremante. “Mondial”.
Certo ne sono sicuro…. è stata una esecuzione stupendamente perfetta e divinamente espressiva, e di una cosa sono certo, che non la voglio sentire MAI più.
Si esce dalla Hall con un passo leggero e nessuno ha voglia di parlare, l’aria fresca ed umida di Salisburgo mitiga l’anima strapazzata e il bagnato in terra ti riporta alla realtà.
Oggi a distanza di tanti anni, pensando alle sofferenze che mi sono dato con la musica Sinfonica, ascoltata in molti modi diversi (registrata o in sala), non rifarei lo stesso percorso, la vita va affrontata serenamente, senza mettersi alla prova o cercare di capire quello che non c’è.
Avrei dovuto comperarmi un tamburo e battere un tempo allegro, pieno di vita, il ritmo deve essere festoso e gioioso per trovare la gioia di vivere dopo un giorno di duro lavoro.
Caro Bob Marley come avevo torto, il tuo ritmo la tua musica sono espressioni dolcissime, tanto ti disprezzavo allora quanto ti amo oggi, o forse mi sto sbagliando?questo totale silenzio è imbarazzante.
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mi hai messo curiosità..andrò a sentirmi questo tipo di musica specie quando le lacrime sono bloccate ai confini degli occhi e vorrebbero venire fuori..la misica darà loro una spintarella...e poi, finalmente sentirsi più leggeri...Grazie Clod

il 18/07/2009 alle 11:02

Carissima Anna, con la sensibilità che dimostri sempre nelle tue poesie, avrai di che soffrire nell'ascoltare la tua musica preferita, sinfonie,concerti od opere nel tempio della musica le cose si ingigantiscono all'infinito e regalano sensazioni mai sentite prima. Un grande abbraccio Claudio

il 18/07/2009 alle 13:54

Penso che non esista un genere di musica bella in senso assoluto. Penso che dipenda anche dal momento e forse è sempre meglio variare, come per i cibi... non sempre carne e patatine o solo ossessione vegetariana... Certe volte una chitarra classica mi fa rabbrividire... ma non potrei mai e poi mai ascoltare SOLO chitarra classica, nè musica classica sempre, e neppure rap, dance, e neanche Marley per sempre... può accadere che mi piaccia ascoltare una stupida banale canzonetta (adesso la sparo grossa ed esagero apposta... ad esempio Fin che la barca và... beh ho esagerato apposta un po'...) A me piacciono tutti i generi musicali, certi potrei ascoltarli per ore ed ore, altri solo una volta, dipende dal momento... e questo è il bello.
Ciao Fabio

il 18/07/2009 alle 13:57

paragone interdisciplinare....anche dostojevskij, hugo, kafka, canetti ci fanno soffrire, ma non per questo ci dovremmo privare della loro lettura.
la bellezza è più semplice da comprendere e come affermava stendhal, prelude alla felicità, ma felicità e di questo mondo? a proposito di musica, non passano giorni che non ascolti i concerti brandeburghesi e la musica di Ravel.
un saluto.

il 18/07/2009 alle 15:20

Ciao clod33,quello che dici è vero al100x100 e io che ho avuto in gioventù la passione sfrenata della musica eseguendola ti capisco e ti approvo.la musica è arte ma è arte anche chi la sa ascoltare con trasporto qualunque essa sia.bravo.mariwal1948

il 21/07/2009 alle 04:46
Jul

Il tuo racconto mi ha fatto rivivere un giorno a Salisburgo, le ore dieci del mattino, con la gente in abito da sera che si recava ad un matinè. La tua descrizione è coinvolgente e la Messa da Requiem di Verdi è di una forza straordinaria, il non plus ultra deve ssere stato la direzione di Von Karajan!
Effettivamente un certo tipo di musica classica o sinfonica trasmette angoscia e ti può sfibrare sino al parossismo ma la bellezza di questi brani non è paragonabile ad un Bob Marley (con tutto il rispetto per il grande arista del raegge) Allora, quando si è un pò giù di tono sarebbe preferibile deliziarsi con Gioacchino Rossini e non ti parlo della Gazza Ladra bensì della Cenerentola! Che brio, che vigore, che entusiasmo trascinante, l'apoteosi della gioia di vivere!
Ciao carissimo Claudio,
Giulia

il 21/07/2009 alle 19:09

Se un giorno ritornerò al festival di Salisburgo, sarà per ascoltare ancora una volta Der Rosenkavalier di Richard Strauss, è una delle opere che amo in senso assoluto.
Il finale cantato a tre voci è quanto di meglio si possa ascoltare.
Grazie per le belle parole. ciau ciau Claudio

il 21/07/2009 alle 20:32