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Pubblicata il 19/06/2009
Dice, chi la vide, che era bella
e chi la vide non potè che amarla.
Negli occhi aveva due mandorle amare,
le labbra disegnate con il miele.
Nessuno sa di quale dio fosse creatura,
ma certo, di benevola natura,
per dare tanta grazia all'intelletto.
Sicchè, non era femmina da letto,
non solo, perlomeno,
per quanto ne traesse gran diletto.
Arsenico e miele d'asfodelo
su corpo di demonio e faccia d'angelo
avrebbero ammazzato anche un guerriero
compreso il suo cavallo e lo scudiero.
L'unico modo per uscirne vivo
era di amarla e non essere cattivo.
Lei raccontava storie fatate ai bambini
di magiche cicale e di uccellini
e sorrideva, al sicuro dal suo male,
ché, si sa, i bimbi non fanno lacrimare.
Ma un giorno giunse un bianco cavaliere,
veniva da lontano, pare fosse straniero.
Nel suo nome il presagio era già scritto
All Brecht, colui che rompe tutto.
Quando il normanno la sentì parlare
pensò: che bocca dolce dirà queste parole?
La cercherò per poterla baciare.
Quando la trovò fu subito amore.
Ma, nell'abbraccio, lei si punse
con la punta del pugnale, e pianse.
Smarrita, si ritrasse. Fuggi, gli disse, vai,
se bevi le mie lacrime morrai!
E per strapparlo all'orrido destino
la bella strega bevve il suo veleno.
Non piangere, bambino, è un'invenzione!
Non piangere la strega morta per amore,
ma colui che, senza amore, nel dolore, vive.
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Bella favola e saggio il finale .

il 21/06/2009 alle 08:45

grazie grazia, ci hai regalato questa splendida favola/poesia e ci hai incantati come bambini, perchè nei nostri cuori conserviamo ancora un animo infantile (meno male).
Fabio

il 03/08/2009 alle 18:05