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Pubblicata il 18/06/2009
Vesti la città di cristallo e fuoco
falla assomigliare di più alla tua livida follia
O angelo incatenato alla mia finestra che dormi
oltre la bocca spalancata del terremoto
oltre lo smeraldo dove non c’è salvezza
oltre le coperte di lava che t’imbrigliano le ali
Abbatti i muri dietro cui puttane si lavano le mani di madreperla
e spiana quei lontani palazzi che sotto la pioggia
crollano come carta bagnata
e che all’imbrunire scintillano d’oro falso
come lampadari appesi al legno d’una forca
grande quanto il cielo può contenere
La tua ira è un linguaggio straniero,
nei suoi grani brucia l’incenso dei morenti
lasciati in eredità ai salmi del Padre,
il tuo rito quotidiano la farsa di credersi ancora bambini
in un gioco impegnativo quanto il mare in tempesta
che tira i fili di porcellana degli annegati.
Mentre gridi alla luna le parole che già conosce
una capriola d’acqua di mare rinnova i pascoli delle ciglia
che bucano la luce troppo intensa
delle coltellate che ti precipitano sugli occhi
come uno stillicidio gorgogliante di poesie infernali;
la tua dimora di lava di spine
avvolge le sue catene di brace ad afferrare i polsi
d’un povero angelo demente facile preda
d’un silenzio che cala troppo greve
a divorare il suo bottino di menti
troppo simili a treni deragliati
nell’infuriare di un sogno sbagliato dal principio
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Jul

E' magnifica, divampa come un incendio!
Ciao,
Jul

il 20/06/2009 alle 13:32

Sempre gentile... grazie mille!

il 20/06/2009 alle 21:38