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Pubblicata il 15/06/2009
O grigio Dio di chi è impiccato, di chi rantola
in un lago di sangue il suo ultimo sospiro, di chi insonne
vede catene nel buio e fucili tra le stelle,
Dio di chi è straniero nelle vie in fiamme
e di chi è sepolto vivo dal tuo vago cielo,
perdona il dolore e la follia,
la vertigine, l'abbandono, la morte senza speranza.
Dio di chi piange dimentico dell'amore di un tempo,
Dio di chi forza il destino per trafugarne l'inganno
fa che il pianto secchi sulla seta dolce della notte
e cada, come arida pelle di vecchio;
solo questa è la mia preghiera nella notte fumosa:
placa il grido del folle che squarcia
con violenza l'utero caldo del silenzio che ci hai
donato per annegare nelle ore di tristezza.
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da ateo ho apprezzato assai la forma poetica di questa " preghiera "

il 15/06/2009 alle 16:17

Da ateo ho provato ad immaginare un dio che potesse aiutare, in qualche modo, la sua creazione, invece di un dio che sta in un luogo astrofisico indefinito e osserva inebetito, tranne che svegliarsi al tramonto dei tempi per giudicare. Un dio che potesse essere vicino a chi soffre. E sono contento ti sia piaciuto il modo in cui l'ho immaginato.

il 15/06/2009 alle 22:07
Jul

Una preghiera è una poesia di speranza immantinente che richiederebbe risposte immediate! Bravo,
Ciao

il 16/06/2009 alle 20:24

L'umanizzazione effettiva di dio nel Dio della pietas e della speranza in terra, esattamente come tu con bellissima poetica lo tratteggi.
Contento di averti letto.
max

il 16/06/2009 alle 20:40