Steso su spiagge roventi
la mia mano è una clessidra
che tocca,palpita la sabbia
portavoce dell’infinito.
Stanchi e socchiusi occhi miei
offuscati dai lampi del sole
vedono sprofondare i granelli
che sulle dita sdrucciolevoli
cadono nel giaciglio
predestinato,desolato.
Scabro sguardo mio
saturo,secco,arido
macchia la già unta disarmonia
che mi dissocia,che mi parla
attraverso i granelli,
metafore di uno sterile mondo
nelle ossa e nello spirito, pallido.