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Pubblicata il 21/05/2009
Luce verde che cade obliqua
tonalità infinite di bruno e oro
poi profumi, versi d'uccelli
e stormire di fronde.

E' pace ora, di fuori il mondo
con i suoi rumori stridenti
in me il fardello consueto,
la stanchezza, gli infiniti dubbi.

Il bosco mi accarezza,
dita leggere a sfiorare l'anima
incubi di pensiero che si sciolgono
come trina d'erbe e licheni.

Verità conosciute da sempre
che quasi pare di cogliere.
Riflessi come guizzi di pesci
sul fondo dorato del fiume.

Sfuggono, ancora troppo veloci
per l'anima impigrita di ragione.
Le posso avvertire attimo breve
ed eco di radici profonde.

Tutto diverso, il ritmo mutato
valori e certezze come foglie d'autunno.
Disteso tra le radici di un faggio
mi abbandono all'abbraccio del bosco.
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mi spiace sia passata inosservata questa bella poesia che trasmette la serenità, i profumi e l'accoglienza del bosco*****
ciao
lilli

il 21/05/2009 alle 20:02
Jul

Splendida! Mi ricorda un canto di Tagore.
Ciao, Jul

il 21/05/2009 alle 20:27

un dipinto dai sapaori antichi, poeisa garbata, fragile e preziosa.
Un caro saluto
Axel

il 25/05/2009 alle 09:53

questo verde fratello che ami tanto.
ma hai nel cilindro ben altri versi
basta che tu li faccia uscire

il 27/05/2009 alle 21:34