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Pubblicata il 19/05/2009
Uscire la sera e rientrare quando volevo non se ne parlava mai, non era una cosa ben fatta, mio padre non voleva assumersi delle responsabilità, negava tutto quello che a me piaceva.
Diceva: la bicicletta è pericolosa, potevo usarla solo in sua presenza, fare il bagno nel fiume Isonzo, troppo pericoloso, insomma, tutto quello che comportava un minimo rischio era un tabù, non se ne parlava proprio mai.
Mia madre seguiva forse per istinto la legge di conservazione, la sua solita frase quando ritornavo a casa dai giochi della piazzetta, era: < guardite come te son, tutto scalmanà, non venir a pianger se dopo te gaverà la febbre >.
Avevo le guance rosse, i capelli irti e intrisi di sudore e gli occhi vividi, ma come stavo bene!
Non si poteva replicare niente solo, comandi, questo era stato l’ordine che dovevo assolutamente osservare, e così facevo.
Non so per quale magia o da dove venne l’idea, avevo ottenuto senza riserve il permesso di uscire la sera per andare al cinema, non per guardare un film in sala seduto comodamente ma: arrampicarmi su delle scalette di ferro per approdare passando per una botola, nella piccola cabina dove stavano parallele due belle macchine di proiezione da ventiquattro millimetri, era la cabina di proiezione del cinema Centrale, già Savoia.
Il rumore della croce di malta e il motore della dinamo per l’accensione degli elettrodi per dare luce per la proiezione, formava un suono quasi magico, attraverso una finestrella si poteva guardare il film che era proiettato sullo schermo nella grande sala.
Ero molto felice di come mi ero sistemato per uscire la sera dopo cena, senza domandare il per messo a mio padre uscivo prendendo la chiave del portone per rientrare a mio giudizio, anche dopo la mezzanotte.
Proprietari della sala cinematografica, erano i fratelli Tiziano e Giovanni Gnot, brave e buone persone, i due fratelli nativi di Cormòns si distinguevano per la loro semplicità.
Il più giovane dei fratelli era Tiziano, sempre con il cappello in testa, grigio fasciato nero, non era molto loquace ma sincero nelle sue risposte, la sua disponibilità era data all’ufficio per la parte amministrativa.
Ho un gran ricordo del signor Giovanni, con il quale ero molto legato , rispondeva alle mie attese nella conversazione di qualsiasi argomento, voce calma e riflessiva, sapeva farsi rispettare senza alzare la voce, tutto il personale aveva un gran rispetto per la sua persona.
Alle mie domande anche personali, mi rispondeva garbatamente facendomi riflettere.
Molte domeniche di pomeriggio, mi presentavo alla porta del cinema con mio cugino Giulio, aspettavo d’incontrare il suo sguardo, allora, sorridendomi indicava alla maschera della sala di farci entrare “gratis”, era un gesto che non ho mai dimenticato, molti anni dopo quando vedevo dei ragazzi davanti al cinema che contavano i pochi soldi, davo a loro quanto bastava per entrare e guardare il film.
Finita l’ultima proiezione del giorno, qualche volta facevo veramente tardi per la visione di un nuovo Film, potevo restare in sala insieme ai signori Gnot a godermi in anteprima la nuova pellicola.
Alla fine della proiezione, molto spesso il signor Giovanni mi chiedeva un parere sul film, dicevo la mia impressione e lui dondolando la testa mi affermava che avevo capito il senso, e aggiungeva parole molto lusinghiere sulla mia intelligenza. Ero contento di conoscere e d’essere amico di una persona cosi premurosa nei miei confronti.
Quella notte tarda di luna piena, rientro, dopo essermi congedato dal signor Giovanni cammino verso casa, alla svolta con la Via Rastello esito un po' e decido, prendo la salita del castello e cammino di buon passo, raggiungo le alte mura di fredda pietra nera.
Poco illuminate guardano i monti della vicina Slovenia,( ancora non sapevo che un giorno sotto a queste mura avrei costruito la mia casa).
La pungete aria fredda della notte invernale e il chiaro di luna piena che mi sta alle spalle, mi rivelano e confondono la mente i brillanti puntini bianchi che formano la notte, allora osservo e contemplo le distanze delle profondità che mi regalano le stelle e confortato dalla mia immaginazione posso condividere la loro esistenza, immobile davanti a tanta bellezza resto estasiato, allora alzo e abbassavo la testa come in un gioco, confronto e m’immergo tra le stelle, avrei voluto parlare ma, resto ammutolito e inebriato di tanta bellezza, in questi momenti penso a tutte le persone a me vicine addormentati e inconsapevoli nei loro caldi letti, avrei voluto dividere con loro questo firmamento quasi impossibile.
L'aria è stupendamente attonita e intrappolata nella notte.
Vorrei parlare con l'universo, ma non so da dove cominciare.
Sono stranamente coinvolto da questa semplice complicità.
Alzo il bavero del cappotto e sprofondo le mani in tasca, incomincio a scendere molto lentamente dal colle del castello, la faccia è sorridente per queste sensazioni avute con la libertà.
Sono ancora intrappolato con la mente di quanto ho visto e non posso fare a meno di sovrapporre a questi infiniti punti luccicanti, la mia piccola vita.
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