Che strana questa sera!
Immerso nelle ore in vespro
erro su angoli smussati di vuote locande
il meriggio tintinna campane
nel drappo pregiato di sguardo velato.
Sento presenza al mio fianco
pervade marmorea scia
mentre lacrima fioca discende
ad annunciare inconscio timore.
Che strana questa sera!
Nel buio di città inaridita
richiamo pensieri, lontani varchi
coi silenzi vaganti della mente
nello sguardo fitto d’incavati passaggi.
L’oscurità m’assale tenebrosa,
il buio inghiotte l’ansante respiro
assorbendo stilla riflessa del mio io
in carambole d’ impervi sentieri,
coi suoi pesi, nascoste litanie
soffocando con arguzia
ogni briciola di coraggio avuta.
Che strana questa sera!
Percorro mesto ingigantite ombre,
in barlume di luce ricercata,
quella luce da sempre evocata
nel profondo d’un cuore e lì dimorerà
tra i chiarori d’anima vestita.
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Giovanni Monopoli
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