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Pubblicata il 01/05/2009
Un pianto
Un gemito
Un dolce bagliore
È nato un bambino
E subito muore
Una mano lo squarta
Con dolcezza e candore
Beve il suo sangue
Mangia il suo cuore
Gli mozza la testa
La infila in un palo
Gli taglia una mano
E la tira lontano
Un bel corpicino
Ha ora in mano
Senza testa,
senza sangue
e senza una mano
di questo corpo
non ha più nulla da farci
altro non fa che prenderlo a calci
la pelle squartata
del sangue macchiata
le budella penzolano
dalla pancia sventrata
un’informe pezzo di carne
di un bambino rimane.
l’oscura presenza lo lascia cadere
da una rupe lo vede cadere
cade dolcemente
sempre più in basso
finendo infilzato
su un masso appuntito
intorno a lui soltanto ossa
da il benvenuto alla sua nuova fossa
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Mentre l'altra tua "la bambina" ha un chiaro significato emotivo, in questa forse non colgo la stessa emozione, contiene forse solo orrore e poi di chi è la mano che lo squarta con dolcezza e candore? Scusa il commento un po' duro. Ciao. Giorgio

il 02/05/2009 alle 07:09

Simbolica, spero di averne carpito il senso...
Scorrevole nella lettura, interessante fino alla fine.
La vita di ognuno di noi e una mano, che "squarta con dolcezza e candore", pronta, non appena nasciamo...
Bella poesia.
Alessia

il 06/05/2009 alle 18:51

che orrore! povero piccirillo.

il 07/05/2009 alle 20:15