Si parlava tanto di quella casa. Un tempo, abitata da Robert Dupry e dal suo pianoforte.
Il sindaco di Duchamp voleva demolirla per costruire una palafitta , destinata ai venturieri di guerra,ai barboni, ed a chi non aveva fissa dimora.Eppure era di Maggio,l'aria solleticava i cuori e malediceva gli stenti di chi,come Robert , annaffiava la notte con un bourbon invecchiato. Non aveva tempo per sognare, s'immaginava in un deserto infestato, e di giorno componeva una musica violenta; suoni che come occhi piangevano note struggenti.
Nulla aveva importanza a Maggio se non l'alchimia di pensieri e solitudine, nulla poteva risollevarlo da quel torpore bestiale, vivente...ed ogni secondo era scandito da ogni singolo colpo che infliggeva ad ogni singolo tasto del suo pianoforte.
A Robert non importava della casa e neache della sua vita,amava quel pianoforte, quel rintocco,quella scacchiera, quell' universo.
E così , il sindaco di Duchamp fece un offerta che Robert ,indebitato fino al collo,non poteva rifiutare.
Si racconta che l'amarezza di un suono antico accompagnò il crollo della dimora di Robert Dupry. E che l'assegno non fu mai ritirato.