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Pubblicata il 16/03/2009
Le begonie di mia madre

Erano di un rosso acceso, fiori che stavano sulla piccola scarpata davanti alla casa, dovevano essere di una qualità gigante, tanto erano grandi.
Come facevano bella mostra di se, erano consapevoli di essere speciali e perciò all'alba si dischiudevano mostrando tutto il loro splendore, le rose intorno si assoggettavano volentieri a fare da cornice, non che fossero inferiori ma erano consapevoli di non poter competere con tanta “immensità”.
Così era anche mia madre, fiera della sua testa bianca e con molto buon gusto vestiva la sua persona magra ed esile, sapeva muoversi con gentilezza tra le sue rose.
Non parlava mai della sua discendenza Contadina, sorella di sette fratelli sapeva e voleva avere un'impronta “nuova”, e ci riusciva anche bene, più che bene, voleva quello che a me non piace, essere una “Signora”.
Mio padre era già morto, ed io il giorno del lunedì quando avevo il giorno a mia disposizione, portavo con l'automobile la mia mamma a spasso per la regione, finivamo quasi sempre all'osteria “da Comel ”, località di Moncorona “kromberg”, qui in questo posto contornato da tanta bella natura, alberi immensi chiudevano sotto di se porticati di legno, immancabilmente di legno erano a quei tempi, tutto quello che si poteva chiudere all'inverno, terrazzi, sottotetto e sottoscale, il tutto rifinito con tante lastre di vetro.
Un ruscello grande scorreva lento ma veloce tutto attorno alla Trattoria, era il posto dei miei giochi a perdifiato, avevo molto da fare tra le due sponde, saltare da sasso in sasso per passare di la e poi di qua, mi teneva impegnato tutto il giorno.
Tutte le Domeniche e le feste comandate, si partiva da casa a piedi, passando per diverse vie al fischio convenuto scendevano e prendeva posto nella comitiva le varie famiglie conosciute da sempre, camminando di buon passo si arrivava in questo posto allegro e pieno di buona gente Goriziana, i Ciuk, Benz, Miseri, Krainer e noi Manera e ing. Luzzatto, (foresto), tutti si riconoscevano salutandosi con allegre battute, era Festa.
Le costruzioni in legno domina ancora la scena.
Ora la trattoria si chiama da “pri Comel” e anche se la casa è stata aggiustata dipinta e rinnovata, sicuramente più bella, l'aria che si respira è cambiata, il ruscello non corre e canta più come una volta, gli alberi sono cresciuti ma sono diventati radi e il gioco delle “Bocce” non c'è più, ho cercato lungo il ruscello le perlacee libellule e il cervo-volante senza trovarli, forse non ho cercato bene, non corro più a perdifiato e non riesco a trovare quei momenti che a me sembravano infiniti, fatti solamente di una giornata.
Su questa tavola imbandita, siamo difronte Madre e figlio, questi sono i momenti migliori per ricordare e domandare, il tempo ce lo permette, mia madre sa di avere i giorni contati e che non c'è più il domani per ricominciare. Come in un tacito accordo accettiamo il silenzio “del male”, lo abbiamo capito e digerito in tutti i suoi aspetti. La serenità ci avvolge delicatamente, viviamo bene questi momenti, il domani non ci spaventa, lo conosciamo.
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che bella pagina e queste rigogliose begonie di tua madre...hanno fatto di te una persona positiva...

il 16/03/2009 alle 16:36

adoro i fiori e non potevo che essere colpita positivamente dal rosso delle begonie giganti di tua madre.Conosco e amo quelle atmosfere serene dei piccoli paesini, soprattutto di montagna
serenità
Lunaa

il 16/03/2009 alle 16:47