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Pubblicata il 07/03/2009
Una tai di blanc al frut.
un bicchiere di vino bianco al bambino

Spesso mio padre mi portava con se nei suoi giri con la motocicletta, si partiva sempre nelle ore più impensate verso le varie osterie nella zona di Cormòns.
Le tappe alle osterie , erano sempre per incontrare clienti che avevano bisogno di una riparazione della radio di casa.
Si incontravano all'osteria, forse perché nelle case allora non c'erano posti accoglienti per ricevere il visitatore occasionale o il tecnico della radio.
Qualche volta capitava con molta reverenza e circostanza, la padrona di casa ci faceva accomodare nella stanza buona, entrati ci si accorgeva subito dall'odore di stanza riservata per le grandi occasioni: mobili stile Ottocento di “ lustrissimo fin” credenza con il servizio “buono” lasciava intravedere attraverso il cristallo i “servizi” per l'occasione, ed infine poggiata al centro tavolo su un pizzo D'Idria, una bambola.
Non ho mai capito il senso o a cosa potesse servire.
Anche le osterie mancavano di questo modo di vivere “buono”.
Un tavolo senza tovaglia, quattro sedie e in fondo alla stanza nel semibuio un fogolar inattivo con delle panche attorno, nei giorni freddi veniva acceso con della legna segata a dovere, di misura .
I pochi tavoli in controluce, lasciavano vedere tanti piccoli e grandi cerchietti che le bottiglie da mescita imprimevano sulla superficie opaca, non era incuria, era il tempo che scorreva senza timore del domani, ci si accontentava per quello che avevamo, poco e niente faceva la parte da leone, ma era bello così.
L'odore di un sugo di carne mescolato al fondo di vino lasciato nei bicchieri, stagnava nell'aria viziata dal fumo di sigarette.
Una piccola luce di pochi watt, attaccata al soffitto illuminava ( si fa per dire) tutta la stanza.
Le mie sensazioni osservando le case le cose e gli abitanti del posto, non erano mai confortate dalla realtà dei momenti fatti di incontri calorosi e dagli occhi lucidi dei bevitori di “tai”.
Le voci eccitate e un po' confuse avevano una determinazione sicura e sincera nel salutarsi e nel raccontare i fatti della giornata, davano sicurezza all'osteria conosciuta da sempre.
Io ascoltavo e con un leggero sguardo benevolo assecondavo senza mai poter replicare ai racconti “degli adulti”.A quei tempi anche se comprendevo il senso delle discussioni, non avrei mai potuto dire la mia,
La distanza del giudizio dell'adulto al bambino era enorme, bisognava restare in silenzio ed ascoltare.
Spesso succedeva che qualcuno dei presenti guardandomi, si rivolgeva a mio padre e con voce un po' meravigliata sentenziava: quel frut le un po' pallid, dagi un tai (di vino), il vin le sincero e mal non fa, anzi, da molta sostanza.
Dopo una leggera discussione con mio padre, il bicchiere quasi pieno di vino”buono” veniva piano piano spinto sul tavolo verso di me.
La mia posizione a questo punto dato il mio carattere timido, si faceva seria e molto confusa, dovevo mediare “mimando” il mio giudizio, doveva accontentare tutti quegli pro e contro che cercavano una risposta alla propria situazione di bevitore di taiut.
Il magico e buon Tokaj mi piaceva molto e se dopo un altro mezzo bicchiere le idee mi si confondevano un po', che male faceva ?
Ogni tanto ripasso occasionalmente per quei posti, le molte visioni della mia mente mi ricordano i pomeriggi scanditi lentamente e come un bambino può stare bene all'ombra di suo padre, ascoltando le discussioni messe lì sul tavolo dei bicchieri semivuoti.
Cercare con la memoria il tempo perduto o passato è facile, perché i momenti dei discorsi “sinceri” tenuti con tanta voglia di comunicare è finito, oggi nella stanza buona al posto della bambola poggia la “scatola che vede e parla” e mostra quello che non c'è più.
Tutte queste ore passate assieme a mio padre, mi regalavano giornate dipinte di una bella tinta di colore “carta da zucchero”.
L'insieme delle case di pietra e dei colori traspirati dai bicchieri tra il bianco giallo, il rosso a volte rubino acceso e il meno pallido rosè, grandi tolleranze verso quei giorni mi ritornano in mente.
Tutti i ricordi sono fermi come statue annerite da una spessa patina sulla quale non puoi farci nulla, anche se orizzonti sfuocati albergano nella mente, nessuno mai potrà cancellali, perché vissuti.
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Jul

Il Tocai è un vino buonissimo ed i tuoi racconti procedono alla grande!
Ciao, Giulia

il 07/03/2009 alle 14:06