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Pubblicata il 16/02/2009
Ubriaco come per resistere al gelo più ficcante,
mi sono rannicchiato in un angolo di strada.
Madido di sudore ho nascosto la testa tra le ginocchia.
Un filo di saliva ha accompagnato il mio sguardo fino a terra,
poi fattosi rigagnolo mi ha trasportato fino scarpe sudice ed infette,
e li si è fermato in una piccola pozza.
In un istante, la luce riflessa da quel microcosmo di batteri e scintille,
ha attraversato l’unico piccolissimo varco per arrivare alla pupilla e quindi al cervello.
Non mi sarei mai accorto altrimenti,
che in quel momento,
i miei piedi erano appoggiati al suolo,
mai più ci avrei pensato,
perché la mia testa al contrario era in cielo.
Ben oltre il cielo.
In quel preciso istante ho capito che tra i piedi e la testa degli uomini c’è l’Universo.
Non occorre cercare altrove per perdersi o trovare una risposta.
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