Ho indossato ier sera
l’abito sacro
lasciatomi in dote
dagli avi più antichi.
Ho dipinto la faccia
di bianco e di sangue,
ho preso gl’infusi
delle erbe più rare,
colte in notti
di luna piena.
Ed ho danzato,
danzato nel fuoco.
E pestando la terra
per tutta la notte,
ho cantato alla luna,
urlando il mio amore
anche al cielo stellato.
Ho sperato in un segno,
aspettando un tuo gesto,
scrutando il tuo viso
per un lume, una luce
che fosse per me
ragione di vita.
Ma non te ne voglio
dolcissimo amore,
so,
che tu mi vuoi bene
e che questo mi basta
per cercar di nutrire
la voglia di viver
per arrivar fino a te.