Andavamo in contro al nulla a velocità sostenuta, sapevamo che in fondo a quel buio prima o poi ci doveva pur essere una luce, qualche forma di bagliore o qualche diavoleria giapponese che scimmiottasse la vita, nei film che c’avevano cresciuto andava proprio cosi, l’incubo finisce quando arriva l’eroe buono che manda tutti a tappeto con mosse imbarazzanti ma efficaci contro ogni principio della fisica, chiunque di noi segretamente un po’ ci sperava. A certi di noi dava fastidio il sorriso stampato sulle facce della tv, come se tutto fosse ok, niente cazzi per la testa quelli li, niente guai con i genitori, niente mal di testa post compito di matematica o voglia di vivere sottile come figurine Panini, si sentivano a ragione presi per i fondelli.
Giorni senza senso trascorrevano stonando alla lezione di musica d’insieme, altri un po’ meglio intonando solo qualche refrain scemotto. A nessuno interessava quello che veniva prima ne quello che veniva dopo, per noi solo il meglio in sintesi chimica tunz-tunz.
Fragili ma qualche volta forti, solo che forti quando non serviva ad una benemerita mazza e fragili proprio nel punto esatto in cui le cose cominciavano a mettersi male, a rompersi il ghiaccio sotto ai piedi.
Attacchi di panico se ti andava bene, altrimenti crescevi sicuro di te, che poi è quello il vero panico.
La mia generazione non c’ha avuto neanche i manicomi per rinchiudersi a sbrodolarsi l’anima, solo pub, disco dance, free bar, aperitivi color ruggine e cocktail dai nomi improponibili e alquanto minacciosi: molotov, atomic, barracuda, bloody Mary, B-52, kamikaze...
I miei anni erano il livello zero del futuro modernismo dove l’imperativo “tutto è tecnologia, comunque e dovunque” puzzava di novità a tutti i costi, dalle invenzioni che promettevano di rivoluzionare completamente il modo di concepire il mondo fino alle relazioni telematiche, vivere una seconda vita come se una non bastasse già, una vita parallela che all’infinito si scontra con la vita ordinaria in un punto comune, la stessa noia nera imperscrutabile da cui affacciarsi ad osservarsi piccini piccini, giocavamo a yo-yo con l’amore, nel lancio del frisbee facevamo noi la parte del cane e la tv del lanciatore.
La birra analcolica, la vecchiaia senza rughe, la tv reale, questo è il tempo in cui neanche il dolore fa più male. Stiamo diventando sempre di più proprio come i bellimbusti che ci facevano incazzare in tv, solo qualche anno e qualche sogno prima.