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Pubblicata il 04/02/2009
Le desolazioni dell’amor perduto.

Quando nel vano mia vera parola
cadrà sul suolo di fresca rugiada
s’udirà lieve scoppiettio in strada
ove s’assiste al rumore del nulla

Ascolterò sordo i passi lontani
mentre la mia voce diverrà muta
e mia speranza verrà abbattuta
con impetuosi colpi di cannoni

Arriverò cieco al rivo riarso
e mi fermerò al sentir l’acqua
che rianimerà i miei sensi persi:

sembrerà il tenue allontanarsi
di una malinconia da sempre ardua
da disfare come quel vecchio rimorso.
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Un sonetto in vecchio, sublime stile,
con un rispetto devoto per la metrica,
sebben (MA QUESTO è UN PREGIO)
c'è della sperimentazione
rispetto al classico o al neoclassico,
in quanto il solo schema delle rime li trascende:
ABBA CDDC EFG GFE...al che sei anche originale!
Ad ogni modo un buon lavoro da artigiano dei versi!
Se Guinizzelli, Cavalcanti, Petrarca o Foscolo
non posso qui sollevare il cappello,
lo farò io, poetastro moderno, al posto loro.
Per il resto sei riuscito in grande stile a rendere
l'idea della desolazione in cui versa colui che ha perduto l'amor..
I miei complimenti Horizon
Y

il 04/02/2009 alle 13:11