Faceva il giardiniere per guadagnarsi da vivere, questo uomo dalle mani forti e buone come era lui di carattere sicuro, nella religione voleva e viveva Cristianamente.
Era il padre di mia madre.
Carissimo nonno, eri sconosciuto e tacevi bonariamente alle mie provocazioni di tutti i generi, stavi ad ascoltarmi senza fermarmi alle mie trovate, molte volte stupide e impertinenti, con un gesto semplice del capo mi assicuravi che tutto andava bene ed allargavi la bocca in un piccolo sorriso lasciando intravedere i pochi denti consumati dal tempo.
Quando la sera venivi per mangiare un piatto di minestra ti sedevi con difficoltà alla tavola, allora il mio sguardo poggiava sulle tue mani ferme e potenti, rovinate dal lavoro con la terra segnava tutte le pieghe della pelle, ne ero rapito per la rigidità che mostravano nel prendere il bicchiere di vino, poggiavo la mia piccola e bianca mano sulla tua e muovendo le dita con agilità lo guardavo negli occhi, ci scambiavamo sorrisi stringendogli a fessura.
La Domenica mattina la mamma mi faceva indossare il vestito della Festa, “quello buono”e ci si incamminava per la Castagnavizza, la sul sagrato della chiesa si aspettava la processione, il nonno era il portatore dell'immagine che raffigurava la “Madonna del Monte Santo”.
Eccolo ! Gridavo all'apparire del nonno, ero orgoglioso di quello che faceva, io la chiamavo a voce alta, lui non si scomponeva e camminando piano piano spariva alla mia vista, solo la bandiera vedevo prima di essere portata in chiesa, colpi di cori con organo fluttuavano nell'aria festosa, avrei voluto essere con lui.
A volte salendo sotto i volti che portano al Castello, (avevo già i calzoni lunghi) sbirciavo con lo sguardo dentro alla piccola Osteria, osservavo il nonno seduto davanti ad un nudo tavolino con sopra un quartino di vino rosso, la sua sagoma esprimeva la stanchezza del lavoro e lo sguardo assopito completava il quadro, aveva messo al mondo sette figli nella sua vita di Cristiano devoto, forse questi momenti la sua mente vagava nei felici ricordi.
Ma perché non sono mai entrato nell'Osteria, avrei potuto sedermi al suo tavolo, guardarlo in faccia e cominciare a chiedere della vita trascorsa la sulla montagna dove era nato, nonno: “raccontami di quel tempo, anche tu eri quinto di sette figli, non è vero?” Quante cose avrei potuto sapere e molte conoscere spontaneamente dette in questi momenti davvero speciali.
Anche nei lunghi silenzi prima di rispondere, i suoi occhi avrebbero cercavano nell'immaginazione dei suoi anni passati la via più facile perché io potessi comprendere, si è così ne sono sicuro, non mi avrebbe lasciato senza una spiegazione religiosa, quello era il suo pane.
Ormai è tardi !
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