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Pubblicata il 18/01/2009
Tutto ad un tratto la voglia di camminare non si presentava come una passeggiata del dopo cena…..ero stanco…. Mi siedo su un muricciolo che scavalca un canale delle acque piovane e lascio che i miei amici procedano verso punta del mare, non si accorsero che li avevo lasciati, tanto erano intenti a conversare.
Con le braccia appoggiate sulle ginocchia e la testa un po’ reclinata in avanti, rimasi ad ascoltare il libeccio che strofinandosi sui vari rami delle piante dava un senso di vita a tutta la pineta.
Con le spalle appoggiate al tronco di un vecchio leccio caduto da chi sa quanto tempo, guardavo avanti a me e contemplavo l’insieme dei vari tipi d’alberi che formavano spazi e chiusure affinché i miei occhi potessero comprendere la profondità dell’anima dei vari soggetti, le loro lunghe braccia si protraevano e ritiravano.
Invitandomi alla conversazione.
Non chiedevo di meglio.
Dissi: “ Allora come va? Gente del mare”, il vostro sapere millenario mi confonde non poco per una conversazione normale, io al massimo potrei farvi delle domande studiate e meditate in questi pochi anni che ho vissuto, non sono colto come voi.
“ Sono un pino marittimo e prendo la parola per primo, mi spetta di diritto, non è un vanto e una priorità del nostro popolo, ti dico questo per non farti impressionare dei nostri gesti d’apertura e chiusura con le forti braccia, vedrai tu stesso nella conversazione, anche i piccoli fusti di discendenze diverse sanno parlare e incoraggiare a chi vive per così poco, noi viviamo per molto tempo perché non ci aspettiamo molto dalla vita, insomma, viviamo per quello che dobbiamo essere.”
“ Quale privilegio mi date.”
“ Non è un privilegio…. è che tu sai ascoltare e guardare, è così!”
“ Voglio farvi una domanda a tutti voi…. Posso?”
Un ramo di un leccio mi accarezza il collo e la nuca, provocando una sensazione di fraterna tolleranza verso di me, essere accolto così nella loro comunità mi tranquillizzava così da farmi alzare dal muretto ed essere trasportato nel loro spazio odoroso.
Fluttuare con il calore rilasciato verso l’imbrunire dalla pineta era piacevolmente rilassante, alzandomi verso l’alto della collina in giri concentrici, osservavo con tranquillità a me sconosciuta l’insieme, dalle tante capriole senza paura scendevo dolcemente in volo fino a quasi toccare il mirto e l’erba selvatica, stavo volando, preso dall’entusiasmo cominciai a gran velocità a sfiorare gli alberi e il dorso della collina.
“ Fermati!….”
Una voce tranquilla mi consiglia di controllare l’entusiasmo che mi ha assoggettato a questo, “inganno”?
“ No mio caro uomo, questa è una prova di quanto può la natura quando una mente la richiede senza preconcetti.”
“ Vi ringrazio di questo fatto, vorrei risedermi sul muretto per continuare la conversazione.”
“ Sei già seduto al posto primitivo, rifletti un po’.”
Sei respirazioni profonde feci prima di potermi riprendere e ricominciare la conversazione.
Guardai nei due versi la strada, non vedevo nessuno, mi rinfrancai.
Finalmente la mia faccia si distese in un sorriso di gratitudine verso questi tanti amici mai conosciuti prima e presi fiato, ma prima che potessi esprimermi, una mano bagnata mi si appoggiò sulla spalla e mi chiese:
“ e che…. Io non faccio parte della natura? Posso intervenire anch’io.”
Era il mare che alle mie spalle bussava alla mente perché io potessi ascoltarlo.
“ E come posso non ascoltarti, immensa distesa “d’acqua”, la tua voce ora è tranquilla ma….”.
“ Parlo se sono il benvenuto, non vorrei distoglierti da quanto ti sta succedendo, quanta attenzione per uno “straniero”, sono meravigliato per te, in questo bel crepuscolo che il sole illumina in sottili strisce tutte la pineta mi assoggetto volentieri al vostro dire, cari fratelli naturali, vi voglio bene.”
“ Siediti Mare, pardon….”
“ Non volevo essere ironico, è che non sono abituato a queste conversazioni con convenuti….Potrei azzardare impropri?”
Ma credimi “mare”, ne sono lieto e onorato di poter scambiare quattro parole con l’eternità acquatica del mondo, parla dunque e che il mio sentire sia sintonizzato con le tue onde e con le mie capacità d’intesa pacifica come “uomo”.
“ Tutti mi credono, calmo, pacifico, increspato, ondoso tumultuoso agitato tempestoso e chi sa quali altre diavolerie si dice sul mio conto.”
“ Dimmi tu uomo riflessivo, come posso io alzarmi di mia volontà, al massimo posso far girare le correnti e con il crescere della luna crescere pacificamente di qualche metro…tutto qui”
“Perché non prendiamo in considerazione i VENTI ? “
A questo punto il venticello di ponente fece la voce grossa, tanto da essere capito e disse: “perché non parliamo dei fulmini, gli squarci nel cielo nero prendono forze ciclopiche saettando a destra e sinistra e giù… giù fino al livello del mare e poi sprofonda negli abissi! “
Tutto ad un tratto il cerchio magico si aprì, mi alzai dal muretto e mi misi a camminare in mezzo ai miei amici che facevano ritorno dalla punta del mare, un po’ stordito non rispondevo subito alle domande che mi erano rivolte.
“ Che cosa hai fatto tutto solo in quest’ora passata, non ti sei annoiato?
La solitudine ammazza.”
Rispondere…. Per dire cosa….

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Jul

La solitudine si può vincere anche dialogando con la natura ed i suoi elementi come hai fatto tu clod33, questi pensieri affinano l'anima ed il sentire e gli esseri umani si nutrono di saggezza quando riescono ad "afferrare" il significato di tutto quello che ci circonda.
Ciao, Jul

il 18/01/2009 alle 14:10

avevo timore nel pubblicare questo scritto, pensavo di non essere capito, ma mi sbagliavo, c'è sempre qualcuno con cui stare in sintonia.Grazie e ciau ciau Claudio

il 18/01/2009 alle 19:30