PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 11/01/2009
Il verde e cupo cespuglio di Sommaco ai primi di ottobre si accende come un fuoco che non può bruciare.
Sono in piedi tra le fiamme dei ricordi e guardo il mare, questo borino sostenuto scompiglia le foglie mostrando le trincee scavate tra le rocce del Carso, tutto è coperto per celare la grande tragedia.
Mi sono calato nella tricea e restando in piedi posso vedere solamente il cielo, mi siedo su una roccia e comincio a pensare come un soldato chiuso nella sua divisa.
Gli occhi sotto l'elmetto guardano attenti e a volte pensierosi, il nulla, i ricordi si accavallano, vogliono vedere e toccare con mano la realtà lasciata a casa, magari per un solo momento per tranquillizzare quel leggero tremore di rabbia assopita.
I campi coltivati aspettano di essere tagliati, le forti braccia sono lì con il fucile in mano, vorresti camminare tra le tue vigna prendere qualche chicco di uva per assaggiare la maturazione, le uve bianche, nere, sono lì per essere prese da te, allunghi la mano e il sogno sparisce tornando alla reltà di questi momenti infiniti, fatto di attese per un nuovo assalto contro il nemico che è nelle tue stesse condizioni.
Bisogna attendere e aspettare che il tempo passi per consumare il tempo inutile.
I buoi tirano un carro pieno d'uva, guidare verso i tini che aspettano nell'atrio della cantina danno un senso del tempo che passa per una attesa conservata per questo giorno.
Le ruote del carro sobbalzano e cigolano girando verso destra o a sinistra lungo la strada bianca, i tuoi segnali cantano: Oita...Oita per un corretto avvio del carro verso il grande torchio.
Il beccuccio del torchio si riempie di succo che trabocca nella mastella, i moscerini sorpresi dalle infiltrazioni di luce zigzagano con sapiente maestria, la festa impazza e le tavole imbandite di pane e salame aspettano serene, gli ottoni sporchi di qualche goccia di vino infondono quel calore da sempre conosciuto, qualcuno accenna un gesto di danza, le bocche si allargano per un sorriso...
Questa dura pietra bianca del Carso è come te, uomo vestito da soldato, cerca di vivere perchè qualcuno ti aspetta come questa roccia.
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Jul

Questo tuo lontano ricordo mi ha fatto venire in mente un libro che lessi alcuni anni fa di Giuseppe Ungaretti : "Lettere dal fronte a Gherardo Marone".
All'epoca, Ungaretti era soldato semplice del 19° Reggimento Fanteria S.Martino del Carso, la compagnia aveva occupato una casa ed un grande fienile, verso il Torre, sulla strada di Palmanova...
Il tuo raccontare si amalgama molto con il ricordo ungarettiano.
Ciao soldato clod33!
Jul

il 11/01/2009 alle 17:23

Carissima Giulia, mi fai un dono inaspettato...

il 12/01/2009 alle 05:24