PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 06/01/2009
“Leggimi un Salmo”
-disse mia madre-
con un fiotto di voce raggrumata.
Ed io, aprendo a caso l’immortale libro,
nel silenzio della stanza lo intonai:

“Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed Egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido”.
Una luce s’insinuò tra la pupilla e lo sguardo
di mia madre, e mansueta come agnella mi sorrise.

Ed io proseguendo.
“ Mi ha tratto dalla fossa della morte...”
e la voce onda alta diveniva,
e urlo non gridato, e ribellione per secoli sopita.

Si levò un coro,
come da bocche oppresse dal silenzio.
Raggiungeva tutti i morti dimenticati,
i vivi con un piede nella fossa.
Era un video, mia madre, ingigantito,
e proiettava le sue angosce sui miei giorni.

Di colpo sentii nelle mie vene
l’incolmabile ritardo della storia,
i suoi treni perduti, le sterili attese.
Sentii il passato e il presente
impossessarsi del mio Io ereditato,
quale gesto d’invasore che impone dittature.

Come bimbo cullato l’affanno si acquetava,
ed allentò, mia madre, la stretta della mano,
come chi ha smesso di temere.

Allora, solo allora, alla mia ansia concessi di apparire:
all’ansia degli occhi e della mano,
all’ansia del cuore e del domani,
all’ansia della vita e della morte.

Caduto, ormai lo schermo delle convenzioni,
mia madre mi appariva in tutta la sua statuaria nullità.
Le sue fibre suonarono allora,
la tastiera infinita del dolore.

Nelle sue canne d’organo serbava il pianto
di tutti i bimbi abortiti dalla miseria,

tutti i giochi perduti dell’infanzia,
il sudore del pane proletario,
il suo tempo di carrube e d’innocenza.

Il pugno chiuso, ora impotente, ripongo.
Il pugno che sa del grano e della zolla.
del verde degli ulivi e i mandorleti.
Il pugno ammansito, ora ripongo
sul grembo delle attese e dei domani,
mentre il davidico salmo torna a consolare
come l’incontro dell’Angelo e Daniele.

“Mi hai messo sulla bocca
un canto nuovo”

Un canto di raccolti e di sereno,
un canto di vendemmie e fioriture.

*********

(per Manuelito, per la sua mamma)
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Molto bella e sentita, come dire "In morte della morte di mia madre",
ma dedicata alla madre di Manuelito.

Io spero di morire con le mani aperte, distese e in
segno di resa al mio Dio.
Un caro abbraccio.

il 06/01/2009 alle 20:08

Cara, Anna, ti ringrazio per aver pensato a me, pubblicando uno stralcio della tua esperienza personale. La sofferenza e la morte sono esperienze che ci accomunano, l'elemento mutevole è senz'altro l'aspetto interpretativo. La sofferenza per il credente è un percorso di purificazione, di riscoperta dei valori essenziali, di vicinanza al Padre attraverso la preghiera e la Parola. La morte come sappiamo non è la fine di tutto, ma è il suo principio. Il fatto straordinario, cara, Anna, è che nella malattia di mia madre (l'Alzheimer) e nella sofferenza di tutta la mia famiglia, io ho visto l'Amore e la pietà di Cristo. Mia madre ha perso molte delle sue facoltà intellettive, parla e mangia pochissimo, ma dorme anche 15 ore al giorno. Eppure in tutto questo, il Padre ha avuto pietà di lei, perché mia madre poteva essere colpita in modo più grave, perché l'Alzheimer non colpisce i pazienti nella stessa misura e poi mia madre è inconsapevole della situazione. Attraverso la malattia di mia madre, sono diventato più tollerante, più paziente, ma anche più vulnerabile. Infatti piango spesso. Ma non mi vergogno, perché non credo nei miti imposti dai media. Scusa se sono stato un pò prolisso, ma l'argomento si prestava ... Grazie, Anna. Ti abbraccio, Fabio.

il 06/01/2009 alle 22:59

Deamor solo tre parole: sei una grande!
Non aggiungo altro.
Un abbraccio a te e a chiunque questa poesia sia dedicata...
Luca

il 07/01/2009 alle 10:44

veramente questa mia è un ode alla vita..infatti mia madre sopravvisse altri 12 anni dal momento in cui scrissi questa poesia. grazie per la tua attenzione cara Rosa. ti saluto, anna

il 08/01/2009 alle 07:15

la tua conoscenza dei Salmi accresce la mia stima per te, grazie cara Ala, ti saluto con affetto.anna

il 08/01/2009 alle 07:17

Con questa mia, tra l'altro già pubblicata su poetic anni addietro, voleva essere per te uno stimolo a far germogliare poesia oltre l'esperienza dolorosa della malattia di tua madre. a me successe così. ti saluto caramente. anna

il 08/01/2009 alle 07:19

che dirti caro Luca, ti ringrazio per la stima. anna

il 08/01/2009 alle 07:21

che straordinario documento e poi come sai porgerlo tu, il tuo modo di fare poesia...un canto di raccolti e di sereno, un canto di vendemmie e fioriture...che belle immagini...sei così brava...un caro saluto...gianni

il 12/01/2009 alle 20:02

grazie carissimo Gianni.anche tu hai tanto da dire con finissima poesia..ti leggo sempre con piacere. anna

il 13/01/2009 alle 15:59