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Pubblicata il 02/01/2009
Fuggire e ritornare, questo modo di vivere mi porta lontano ( da sempre) nel tempo.
Essere così vicino alla libertà del tempo che passa, mi fa star male.
Potevo rimanere, ma per fare cosa?
Immedesimarmi in un libro di lettura è facile, leggere ed essere trasportato in un mondo non mio le visioni si susseguono incalzanti e mi trovano impreparato, ma felice per questo mondo a me sconosciuto.
Caro autore, capirti è facile, leggerti è bello, ma perché devo vivere la tua “vita scritta”, è la mia che cerco in tutti i momenti della giornata senza senso.
Un lampo un'idea e tutto comincia a muoversi verso l'esterno, ho i mezzi per farlo, posso andare vicino o lontano dalla mia sedia e questo mi fa sentir bene.
Dopo aver girovagato con la mia mente per qualche ora, sono così stanco nell'animo che ricado sulla mia sedia che mi sopporta benevolmente da tante fughe.
Mi son rimesso a leggere, assorto dal racconto il tic tac dell'orologio che mi aiuta a scavalcare con molto piacere questo tempo annuale armai scaduto, sto arrivando, aspettami tempo nuovo che ci sono anch'io, ricominciare e salire questo nuovo incognito mi soddisfa ? Ci proverò, ma non ne sono sicuro, forse è meglio che mi sieda per una riflessione.
Guardo fuori dalla finestra del mio studio, il giardino appassito dal freddo mi aspetta, lo so che sorride quando mi vede arrivare vestito benevolmente con in mano le cesoie.
Ma il tempo per questo non è ancora arrivato, resterò seduto a guardare.
Non riescono a consolarmi queste fotografie che ho tra le mani, ricordi e ancora ricordi non è questo che voglio, una porta mossa dai piccoli filtraggi della bora, picchia sullo stipite a tempi non regolari e mi innervosisce oltre misura, devo uscire e gettarmi nelle folate del vento gelido per sua natura?
Forse è meglio che chiuda per bene la porta e mi sieda, come faccio sempre.
Il tempo è li che mi aspetta, mi fa arrabbiare questo suo modo di essermi sempre appresso, ma non ci posso far nulla, è lui che comanda con quel suo modo quasi impertinente.
Forse è meglio che mi giri all'indietro, guardo e ne resto ammirato, è lei che mi sorride, il suo volto esprime tutta la voglia di vivere, mi ha sempre contagiato anche nei momenti difficili.
Il tempo sospeso e atteso scandisce il “tic tac,”attentamente penso a quello che vale, non si può mai sapere.
AUGURI....

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Prosa altalenante e molto bella. Come il movimento delle onde del mare, che va e vengono, un "tic tac" tuttavia esteriore, quello dell'orologio è ciò di cui vai scrivendo, mentre il tempo cui realmente sento dai riferimento è quello interno, il tempo vissuto. Il tempo del ricordo è un salto nel passato, un salto dentro di noi; il presente invece fa "tic tac". Il fututo, invece, mi sembra che lo vivi con una certa rabbia, sebbene sia normale che noi siamo esseri gettati nel tempo...
Solo una cosa non mi è chiara, quando cerso la fine dici "è lei che mi sorride". Lei chi, se non sono impertinente?
Yorck

il 02/01/2009 alle 13:34

basta saper guardare, non puoi sbagliare, è così.Per il commento, la mia mano ringrazia. clod33

il 02/01/2009 alle 13:54