Sono nato in un giorno del mille-novecento-trenta-tre, me lo ricordo come fosse ora.
All'improvviso dopo vari tentativi cercando di vedere la luce del mondo, misi le mani sul muretto del pozzo e tirandomi su, non senza sforzo, appena gli occhi oltrepassarono la linea sulla quale si vive, vidi... non molto, luci confuse di delineavano in lampi fotografando singole cose: occhi grandi che esprimevano amore incredulità e gioia, mani portate al viso in un gesto di stupore, una camicia bianca rigonfia dentro la quale mi aspettavano due soffici cuscini, l'odore che emanavano sapeva di buono e mi ubriacavo di questi effluvi materni, giravo gli occhi alla ricerca del riflesso sorriso, venni invitato a poggiare la testa, lo feci con molta sicurezza e cominciai a mordicchiare, era casa mia.
I giorni che seguirono dalla mia nascita, passavano veloci tra un lampo di luce per un ricordo e una immagine sbiadita, ma sempre con profumi e sapori buoni, ma non avevo nessuna autonomia, venivo preso da mani grandi e calde e mentre piangevo perché non capivo cosa dovessi fare, venivo spogliato lavato e in una polvere bianca di borotalco cominciarono i primi starnuti, delle voci dicevano che era un buon segno, sarà.
Avevano ragione perché divenni un bambino sano e pieno di vita, correvo saltavo e giocavo senza sosta e poi mi addormentavo sempre sui miei “teneri cuscini”.
Tutte le cose belle hanno una fine, per me non venne fatta un'eccezione dovevo dare o fare qualcosa affinché tutti potessero dire: ma che bravo quel bambino.
Fai vedere a quella signora come sai contare fino a dieci, canta, balla, o recita qualche poesia, mi ricordo ancora quella poesia piena di :tondolo,rondolo e pandolo, era una poesia così stupida che mi vergognavo come un ladro di galline a recitarla, non aveva senso, insomma era una stupida filastrocca.
E le risate dei presenti, commentavano con quanta difficoltà di contorsionismo di parole mi esprimevo pur di finire il soliloquio, ma come sono str... questi adulti !
Mortificato e deluso mi mettevo raggomitolato a piangere sul divano.
Non soddisfatti ad alta voce commentavano: povero bambino, ce l'ha messa tutta... ma non si può pretendere...la prossima volta la dirà meglio.
Potrei continuare ancora nel raccontarvi tutte le sciocchezze che mi si attorcigliavano attorno al mio povero e piccolo “essere”, ma cosa volete che vi dica, la stupidita incomincia con l'età adulta, ho dovuto sopportare tante altre situazioni a dir poco imbarazzanti, (per loro), ormai li conoscevo e non davo più peso alle varie argomentazioni, il povero bambino era cresciuto.
I rimpianti, sono quelli di non poter essere ancora abbarbicato in un abbraccio sul seno di mia madre, quelli erano tempi d'oro e io non lo sapevo.