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Poesie presenti nella categoria: Polis Pace

Le Poesie Pubblicate Nell'Ultimo Mese

Guerra in movimento
Pubblicata il 11/09/2026
Fermento sotto il sole
cerco parole essenziali, precise
colate, spinte a calci e trascinate
attraverso luoghi lontani, finché arrivino a me.
in questa sera un serpente di pensieri
mette le sue ansie in giro per la stanza fino a notte
e nell’universo dei sapori riconoscerei il tuo dolore ad occhi chiusi
immaginandoti nelle spire degli avversativi della vita.
ci tocca strisciare anche a noi
in questo mondo blasfemo di storia che si ripete
di matricidio senza fine
di vita in cattività
di manipolazione
di assassinii che sono storia e non hanno più colpevoli.
sicuramente almeno un albero è stato testimone delle nostre vite
ma scaduta è la misericordia che non abita più i nostri animi
non riposiamo in più in natura
ma ci prepariamo alla lotta.
non lavoriamo nelle comunità
ma globalizzati senza un riconoscimento
senza confini, ovunque sulla terra, lavoriamo per il capitale
e non più per noi e le nostre genti
lavoriamo per i padroni del mondo
patiamo per loro
e soffriamo per questa solitudine amara che ci invade
per questo vuoto d’identità
che non riusciamo a riempire
neanche con i pagamenti a rate
neanche con le follie del consumo.
siamo gregge al soldo del pastore
ma dove c’era un dio
adesso c’è un conto corrente
siamo tossici di lavoro
siamo alcol di supporto
siamo coca prestazionale
siamo crack da paranoia
siamo keta da scissione
siamo scarto di produzione.
siamo numeri in perdita
siamo consumatori
siamo sogni delusi
siamo degni collusi
e svuotino di ripiegamento.
siamo guerra in movimento,
stracci in faccia
siamo ammazzamogli
siamo parvenze umane nascoste da gracili narcisi.
siamo quello che dovevamo essere
per far piacere al denaro
identità incomplete a cui manca un soffio di vita.

catania 11 settembre 2026
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Vorrei partire da una domanda: che cosa significa oggi essere veramente se stessi? Questo brano sembra nascere proprio da questa domanda. È un testo inquieto, attraversato da un senso di disagio profondo nei confronti del mondo contemporaneo. Non racconta una storia in modo tradizionale: procede attraverso immagini, associazioni di pensiero e metafore. È quasi un lungo flusso di coscienza nel quale il poeta mette insieme ciò che vede intorno a sé e ciò che sente dentro di sé. All'inizio troviamo una ricerca di parole: «cerco parole essenziali, precise». È un'espressione importante perché ci dice che la scrittura nasce dal bisogno di trovare le parole giuste per raccontare una realtà difficile. Le parole vengono «colate, spinte a calci e trascinate» fino a raggiungere chi scrive. È un'immagine molto fisica: le parole non arrivano facilmente, ma devono essere cercate, conquistate, quasi strappate alla realtà. Subito dopo compare l'immagine del serpente di pensieri. Il serpente rappresenta il movimento continuo e inquieto della mente: i pensieri si muovono nella stanza, portano con sé le ansie e impediscono di trovare riposo .Interessante è anche il riferimento ai sapori. Il poeta dice che, nell'universo dei sapori, riconoscerebbe il dolore dell'altra persona «ad occhi chiusi». Qui compare una forma di empatia molto forte: il dolore dell'altro può essere riconosciuto anche senza bisogno di vederlo. Il gusto diventa quindi un modo per conoscere e comprendere una persona. Poi il testo si allarga dall'esperienza individuale a una riflessione sulla società. Compare più volte l'immagine del serpente, delle spire, del strisciare. Non sono immagini casuali: suggeriscono una condizione di costrizione, di movimento faticoso, quasi d’ impossibilità a camminare liberamente. «Ci tocca strisciare anche a noi» significa che tutti, in qualche modo, siamo coinvolti nelle contraddizioni del mondo in cui viviamo. Da qui inizia una lunga critica della società contemporanea. Il testo parla di una storia che si ripete, di violenza, manipolazione, guerre e responsabilità che nel tempo sembrano dissolversi. L'espressione «assassinii che sono storia e non hanno più colpevoli» è particolarmente significativa: quando un fatto terribile diventa semplicemente una pagina di storia, rischiamo di dimenticare le persone coinvolte e le responsabilità individuali. Un'altra immagine molto bella è quella dell'albero testimone delle nostre vite. L'albero rappresenta la natura e, allo stesso tempo, la memoria. Gli esseri umani cambiano, combattono, consumano, si spostano; l'albero rimane e osserva. È quasi un testimone silenzioso della nostra esistenza. Ma il rapporto con la natura, secondo il testo, si è spezzato. «Non riposiamo più in natura, ma ci prepariamo alla lotta». Questa frase introduce uno dei temi centrali: l'essere umano contemporaneo sembra vivere in uno stato permanente di competizione. Non trova più nella natura un luogo di pace, ma percepisce il mondo come uno spazio nel quale bisogna continuamente difendersi e conquistare qualcosa.Il poeta parla di globalizzazione che viene rappresentata come una condizione nella quale possiamo essere ovunque, ma allo stesso tempo rischiamo di non sentirci appartenere veramente a nessun luogo. Questa perdita di appartenenza conduce al tema del vuoto d'identità. vuoto non riesce a essere riempito neppure attraverso il consumo. Ed è proprio qui che appare una delle immagini più forti: «dove c'era un dio / adesso c'è un conto corrente». È una metafora: ciò che un tempo poteva rappresentare un valore assoluto, un ideale o un punto di riferimento, nella società contemporanea rischia di essere sostituito dal denaro e dalla capacità di acquistare. Il valore delle cose e, indirettamente, delle persone viene misurato attraverso ciò che possiedono.L'individuo è stanco, sottoposto a pressioni, e cerca qualcosa che gli permetta di continuare a funzionare. La ripetizione di «siamo» crea un effetto particolare. «Siamo numeri in perdita, siamo consumatori, siamo sogni delusi...» Questa ripetizione è un'anafora e dà ritmo al testo. Ma soprattutto trasforma l'esperienza individuale in un'esperienza collettiva. Non c'è più soltanto un «io»: c'è un «noi». Il poeta non sta dicendo soltanto «io mi sento così», ma «questa è una condizione che riguarda molti di noi». Il «noi» è quindi fondamentale. Il testo ci dice che rischiamo di diventare numeri, consumatori, strumenti di produzione. La persona viene definita non per ciò che è, ma per ciò che produce, compra o rappresenta all'interno del sistema. Ed è proprio per questo che il finale è così importante:Siamo diventati ciò che era necessario diventare per adattarci alle aspettative economiche e sociali, ma ci manca qualcosa di essenziale: «un soffio di vita».Un testo complesso, non basta una pagina per fare un commento.Saluti.

il 18/09/2026 alle 08:23

Grazie Ninetta per la completezza del tuo commento, grazie!

il 21/09/2026 alle 22:35

Le Poesie Meno Recenti

nessuno mi può giudicare, nemmento tu.
Pubblicata il 06/10/2013
nessuno
ha la ragione
di giudicare nessuno....

criticare
il fatto l'azione
è obbligatorio.

si dovrebbe educati
a giudicare
solo se stessi,
conoscendo
se stesso .....
senza trascurare
la storia dell'umanità
nel pensiero filosofico.
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4,0/5 meriti (2 voti)

Se le case avessero i muri di vetro, nessuno giudicherebbe nessuno! Bravo,patty

il 06/10/2013 alle 18:00

scagli la prima pietra chi ha peccato, credo che tutte le pietre rimarrebbero a terra dove stanno, bravo

il 06/10/2013 alle 20:39

Non ci penso proprio

il 07/10/2013 alle 00:13