Questo testo è una vivisezione poetica del senso di colpa pedagogico. Non descrive una casa, ma un meccanismo di sorveglianza interiorizzata dove l’architettura stessa serve a ricordare che non esiste intimità dal giudizio, nemmeno nei propri pensieri. Il dettaglio della "ferita che si mette in coda" è folgorante. Suggerisce che in questo stato mentale non c'è spazio per il dolore vivo o per la reazione istintiva; persino la sofferenza deve essere disciplinata, catalogata e sottomessa a una gerarchia di giudizio. È un pezzo che evoca l'orrore nasce dalla precisione chirurgica con cui un essere umano può arrivare ad annullarsi per risultare "conforme". Ciao, amica Anais!
Un meraviglioso viaggio nelle stanze della coscienza così raccontate e vissute da esserne partecipi. Scenari e atmosfere suggestivi. Un grande film della vita. Un abbraccio , carissima .
Si entra e si esce come dalle stanze di un labirinto in un saliscendi pieno di scale e di strane geometrie, come in un quadro di Escher... un andirivieni vertiginoso e suggestivo, dove ogni opinione è corretta se inserita in un contesto coerente, ma la logica sfugge ad ogni interpretazione! A me sembra di entrare nelle dinamiche di un sogno, che a volte è incubo, a volte denso di attese e domande...
Narrazione fredda, lucida, incisiva che incolla alla lettura. Molto brava. Più leggera ... un abbraccio.
Un giuoco di ruolo immaginato ed organizzato in modo intelligente e sottile! Complimenti Dade! Un abbraccio.
Bravo Sir, spunti dal GdR per ora divertente! Un abbraccio a te e grazie.