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Poesie presenti nella categoria: Il diavolo e il sacro

Le Poesie Pubblicate ieri

Il super-io
Pubblicata il 16/04/2026
La casa non aveva soffitti, solo soppalchi, da cui qualcuno guardava sempre.

stanza prima: L’atrio del giudizio.

marmo bianco, luce senza ombre.
al centro un leggio con un libro aperto, le pagine erano la sua vita, trascritta in terza persona.
ogni errore sottolineato in rosso.
“Non dovevi”
diceva una voce dal soppalco, non era alta, non era bassa: Era esatta.
provò a voltare pagina,il foglio gli tagliò il dito, la ferita si mise in coda con le altre, in attesa di giudizio.

stanza seconda: Il refettorio delle misure.

un tavolo lungo quanto la colpa, sopra, bilance.
su un piatto mettevano ogni suo gesto, sull’altro, un peso chiamato, dovere.
il dovere non aveva massa, eppure vinceva sempre.
mangiò pane secco perché il piacere era nell’altra stanza, quella chiusa a chiave.
la chiave pendeva dal soppalco, legata a un filo di voce che ripeteva:
"Dopo, forse".

stanza terza: La camera dei morti esemplari.

alle pareti, ritratti, di uomini e donne con la schiena dritta e gli occhi vuoti.
sotto ogni cornice una targa:
"Non ha mai ceduto, non ha mai chiesto.
È morto pulito".
li ringraziò a voce alta, dal soppalco, arrivò un colpo di tosse soddisfatto.
si accorse che uno dei ritratti, quasi gli somigliava, non ancora, ma presto.

stanza quarta: Lo studio della voce.

niente finestre, solo un incavo nel muro a forma di orecchio.
da lì uscivano ordini senza verbo:
"Più dritto, più zitto."
provò a tappare l’incavo con la mano, la mano divenne di gesso.
capì che la voce non veniva da fuori, ma era stata registrata dentro, anni prima, e adesso andava in loop.
il soppalco era solo acustica.

stanza quinta: Il bagno degli specchi opachi.

voleva lavarsi il viso, lo specchio non rimandava la sua immagine, ma quella che doveva avere.
mascella serrata, sguardo conforme, colpa in regola.
sputò, lo sputo risalì, gli rientrò in gola.
dal soppalco cadde una medaglia di latta:
"Bravo".
gli bruciò il petto come un marchio.

stanza ultima: Di nuovo l’atrio.

il libro era ancora aperto, l’ultima riga diceva:
"E così imparò a punirsi da solo, e la chiamò coscienza".
alzò gli occhi al soppalco, non c’era nessuno,solo un microfono spento e la sua ombra che, per imitazione, teneva la schiena dritta.
uscì dalla casa, o credette di uscire,
la voce lo seguì sul marciapiede, con il suo passo.
aveva preso la sua cadenza,o forse era lui ad aver preso la sua
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Questo testo è una vivisezione poetica del senso di colpa pedagogico. Non descrive una casa, ma un meccanismo di sorveglianza interiorizzata dove l’architettura stessa serve a ricordare che non esiste intimità dal giudizio, nemmeno nei propri pensieri. Il dettaglio della "ferita che si mette in coda" è folgorante. Suggerisce che in questo stato mentale non c'è spazio per il dolore vivo o per la reazione istintiva; persino la sofferenza deve essere disciplinata, catalogata e sottomessa a una gerarchia di giudizio. È un pezzo che evoca l'orrore nasce dalla precisione chirurgica con cui un essere umano può arrivare ad annullarsi per risultare "conforme". Ciao, amica Anais!

il 16/04/2026 alle 22:22

Un meraviglioso viaggio nelle stanze della coscienza così raccontate e vissute da esserne partecipi. Scenari e atmosfere suggestivi. Un grande film della vita. Un abbraccio , carissima .

il 17/04/2026 alle 08:25

Come su Ali. Saluti.

il 17/04/2026 alle 12:56

Si entra e si esce come dalle stanze di un labirinto in un saliscendi pieno di scale e di strane geometrie, come in un quadro di Escher... un andirivieni vertiginoso e suggestivo, dove ogni opinione è corretta se inserita in un contesto coerente, ma la logica sfugge ad ogni interpretazione! A me sembra di entrare nelle dinamiche di un sogno, che a volte è incubo, a volte denso di attese e domande...

il 17/04/2026 alle 14:29

Le Poesie Pubblicate Nell'Ultimo Mese

Quando ero aria
Pubblicata il 10/04/2026
“Quando ero aria, mamma, dov'ero?”
e un gesto breve della tua manina
aperta verso l'alto
sorprese la lentezza del mio sguardo
tra l'ingenuo e l'incredulo
che s'affannava a ripescare un tono
di serena fermezza per rispondere...

in quella luminosa inconsistenza
di glicini al vento della luna
chiedevi la certezza della pena
o la speranza di sopprimere
la sensazione di un mondo labile?

tu meglio di me amavi dire
quello che io tacendo non volevo
o non sapevo di conoscere.
non so perché, parlavo
di luce inverosimile
tra le acque, le tenebre
e catene di anime, incanti
e canti cosmici
di angeli in volo cantanti...

no, non basta, non contano le ore
spese in parole dette o sottintese
tu conti ancora gli anni che proseguono
l'urgenza del tuo chiedere
senza il conto di anni conoscibili
e passati indelebili...
quanto saprai senza conoscere
sarà una sfida
alla cadenza lenta, irreversibile
della mia vita.
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Illune, dopo aver letto questa tua mi viene solo voglia di stare zitta. È troppo delicata per essere commentata. È bellissima. Hai un anima che risplende.

il 10/04/2026 alle 19:34

Teneramente struggente quanto affascinante, cara amica Illune! La tua sensibilità trasforma il tutto in una Visione esemplare! Applausi

il 10/04/2026 alle 20:27

un'anima limpida diventa confidente dentro versi delicati e sensibili. sono ammirato, cara amica mia. un abbraccio.

il 10/04/2026 alle 21:18

Grazie Silia, mi basta sapere che qualcosa di me e di mio ti sia arrivata... sempre che sia veramente mio, naturalmente. In realtà nulla ci appartiene se non si appartiene ad alcuno, forse :-)

il 10/04/2026 alle 21:23

Una visione vagamente dantesca, Sir, sei d'accordo? I Grandi non si dimenticano mai... grazie della tua lettura!

il 10/04/2026 alle 21:26

Io tentavo la via della confidenza, Poe... forse non ero così convincente perché non ero convinta nemmeno io di come affabulavo qualsiasi risposta, che risposta non era, ma solo un modo di dilatare la domanda. Il bimbetto di allora adesso è una linguaccia irripetibile, e lo amo così com'è!

il 10/04/2026 alle 21:33

Una Visione Dantesca, Ill

il 10/04/2026 alle 23:02

La poesia presenta un dialogo tra una madre e un bambino che pone una domanda profonda e quasi filosofica: “Quando ero aria, mamma, dov’ero?”. Da questa domanda nasce una riflessione sul mistero dell’esistenza e dell’origine della vita. Il bambino, con la sua innocenza, mette in crisi il pensiero dell’adulto, che cerca di rispondere ma si trova davanti a qualcosa di difficile da spiegare. La poetessa usa immagini molto suggestive e simboliche, come la “luce inverosimile” o i “glicini al vento della luna”, per esprimere un’idea di realtà sospesa tra il concreto e l’immaginario. Il testo evidenzia il contrasto tra la purezza delle domande infantili e l’incertezza delle risposte degli adulti. Inoltre, emerge il tema del tempo che passa e della difficoltà di dare senso alla vita con parole definitive. Questa poesia c' invita a riflettere sul mistero dell’esistenza, che non può essere spiegato completamente, ma solo sentito e vissuto.Complimenti! un bel testo, molto interessante.Abbracci!

il 11/04/2026 alle 05:22

È un frammento di pura bellezza spirituale, dove la parola cerca di scavare un solco nel vuoto lasciato dalle risposte che non abbiamo..Brava Illune

il 11/04/2026 alle 11:09

C'è tanta bellezza e verità. Mi hai fatto ricordare di me, bimbetto, e già gatto mammone, come sono tuttora, a distanza di oltre undici anni dalla morte di mia madre. Delle domande che le ponevo, ingenue, ma ispirate dalla tristezza e ansia che ci attanagliano alle prime avvisaglie di cosa sia la vita, con i suoi imperscrutabili, a volte angosciosi misteri. Lei sapeva 'rifilarmi' delle certezze rassicuranti, con dolcezza e amore per me. Nietzsche, che, essendo pazzo, ci capiva, sostiene che il ricordo è nemico della vitalità, perche' chi vuole vivere deve dimenticare. Ma vivere come? Come una bestia, anzi, un bruto, perche' le bestie non conoscono l'abbrutimento. Complimenti, ciao :-)

il 11/04/2026 alle 14:55

Grazie, Ninetta, le tue parole mettono molto bene in evidenza il disagio, la sorpresa, ma anche la soddisfazione, di trovarsi a dare risposte su un tema così impegnativo... grazie ancora!

il 12/04/2026 alle 00:38

Polly, è verissimo quello che dici... un 'solco nel vuoto' esprime in modo impareggiabile l'impossibilità di dare risposte alle domande della poesia, me ne ricorderò!

il 12/04/2026 alle 00:44

MariaRosa, mi hai preso in contropiede su Nietzsche, lo ripasserò prima di dare un completo riscontro alle tue parole... comunque sono d'accordo con te sull'importanza del ricordo, che è qualcosa di più della memoria, in quanto legato al contenuto affettivo che lo contraddistingue... grazie dell'attenzione!

il 12/04/2026 alle 00:51

Le Poesie Meno Recenti

Speciale.
Pubblicata il 10/08/2013
amarezza mite della sera
va passando il tempo
dagli alberi e dai prati
arriva una bella sensazione.

il bosco si è spento
sopra il monte buio
in un vicolo disabitato
e le campagne distanti
sono scomparse all'orizzonte.

mi muovo dentro la musica
e vado per il sentiero
musica leggera speciale
forte di questi anni
canto che racconta una storia
che non c'è
nelle notti di Novembre
che si perdono nel volo panoramico.
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un momentaneo transito di sentimenti,ciao

il 10/08/2013 alle 12:28

un momentaneo transito di sentimenti,ciao

il 10/08/2013 alle 12:28

Piacevole... ma il mio impeto pretende più da te! Potrei apparirti presuntuoso e antipatico.. ma pensa se io non lo fossi.. rimarrebbe solo uno sprone invitante!

il 11/08/2013 alle 11:52