In virtù della bellezza e della generosità
della vostra vita,
condotta senza tentennamenti,
nella consapevolezza del martirio imminente,
avete dato corpo al mito di Re Davide,
nel cuore non conosceste la paura
fronteggiando un intero esercito
accampato contro di voi,
attraverso il rituale mistico e mondano,
celebrato nella comunione autentica
col popolo miserabile,
avete confutato
le terribili parole di Nietzsche,
che gelano il sangue nelle vene,
secondo cui
"Dio è morto e la Chiesa è il luogo
dove si consuma la putrefazione del corpo di Dio",
nei rituali ripetitivi e meccanici
perpetuati stancamente all'infinito
da anime ormai vuote,
riaffermando una volta di più
la vitalità di Dio nella vicenda umana,
unica luce
nel calvario senza fine
dei suoi figli più poveri,
spietatamente tormentati
nei mondi abbrutiti nell'oscurità feudale,
che non intravede l'alba.
monsignor Oscar Romero,
arcivescovo di San Salvador,
cadesti assassinato
mentre celebravi messa,
appena pronunciata l'omelia
in cui ribadivi l'esecrazione
dell'immonda pratica governativa
di spingere bambini sui campi minati,
come carne da macello,
per aggiornarne le mappe,
la pallottola del sicario
spense apparentemente la tua voce
mentre levavi il calice al cielo,
e mai celebrazione eucaristica
fu più vera e palpitante di vita
del giorno in cui,
insieme a Gesù,
donasti il tuo corpo e il tuo sangue
in sacrificio per la salvezza
del tuo povero popolo,
stremato dalla miseria,
dalla tortura,
dalla violenza assassina
degli squadroni della morte paramilitari,
braccio armato dei ceti dominanti.
nato da famiglia umile
abbracciasti Dio attraverso il sacerdozio,
crescendo nell'ossequienza
all'ortodossia della Chiesa Cattolica Romana,
elevandoti col tempo
al rango di Principe della Chiesa,
senza mai tradire l'intima essenza del Vangelo
e della tua missione pastorale.
schierandoti dalla parte dei poveri
deludesti l'onnipotente oligarchia al potere
che aveva sostenuto la tua nomina,
ritenendoti un conservatore
affidabile per i propri scopi,
e gli esponenti del Clero
compiacenti verso i crimini inconcepibili
a tutela di previlegi sostenuti
al costo della decimazione di una razza,
autentici eresiarchi,
liberi e indisturbati di insinuare
il proprio occulto scisma
nel cuore della comunità dei fedeli,
corrompendo la purezza del messaggio evangelico,
e necrotizzando lentamente
il corpo della Chiesa di Cristo.
esprimesti critiche
nei confronti della Teologia della Liberazione,
giudicasti l'ideologia marxista
incompatibile con il culto religioso,
condannasti la violenza rivoluzionaria
con la stessa enfasi
con cui esecrasti quella governativa,
la tua figura non fu mai sfiorata
dal minimo sospetto di deviazione ideologica,
eppure seguisti in tutto e per tutto,
l'amaro destino
dei tuoi ben più estremisti confratelli,
semplicemente non ti fu perdonato
il soccorso del buon pastore
al proprio gregge sbranato dai lupi.
vivesti umilmente,
nella sacrestia della Cappella
dell'Hospital de la Divina Providencia,
lazzaretto dei malati terminali di cancro,
dove avresti un giorno incontrato la morte,
accanto ai sofferenti vicini a Dio,
rifiutando la subdola offerta
dell'edificazione
di un sontuoso palazzo vescovile,
respingendo le tentazioni del Demonio,
come Gesù nel deserto.
un Papa,
oggi più che sfiorato dal sospetto
di condotta omertosa
nei confronti del vizio più infame
che possa corrompere l'animo
di un uomo di Dio,
il quale sconfessò pubblicamente
il termine "Teologia della Liberazione",
per ironia della sorte
destinato a condividere con te,
molti anni dopo la morte di entrambi,
la santificazione nello stesso giorno,
manifestò diffidenza e critiche
verso la tua condotta pastorale,
ricevendo una replica coraggiosa e durissima,
in cui tali ingiuste osservazioni
venivano assimilate
agli ostacoli opposti in patria
al tuo impegno apostolico.
un altro Papa,
santificato precocemente,
abile uomo politico,
dotato del carisma e dell'immagine
del divo cinematografico,
ti negò qualsiasi appoggio,
qualsiasi pubblico riconoscimento,
anche solo in linea di principio,
nella tua lotta impari
contro le forze del male,
benché non potesse ignorare
di consegnarti così inerme
nelle mani dei tuoi carnefici,
già grondanti di sangue,
né presenziò alle tue esequie,
nel timore di chissà quale compromissione,
quale contagio,
per poi in seguito
rendere omaggio alla tua tomba,
in perfetto stile farisaico.
la causa di beatificazione in tuo favore
rimase ferma per anni,
e infine si sbloccò
grazie al compromesso
di dichiararti tristemente
beato perché perseguitato in odium fidei,
non perseguitato per amore della giustizia,
quasi che perfino le beatitudini evangeliche
potessero puzzare di comunismo.
ti opponesti all'ingresso al governo
di sacerdoti che avrebbero fornito
forte sostegno e immagine
ai massacratori del popolo,
giungesti a scrivere al Presidente U.S.A.
per scongiurare l'invio di ulteriori aiuti alla tua patria,
destinati unicamente a rafforzare
la repressione reazionaria dei ceti miserabili.
più volte la tua voce si levò alta,
invocando il Comandamento di Dio
che ci impone il rispetto
della vita dei nostri fratelli,
contro lo scempio quotidiano
consumato dalle Forze Armate,
regolari e paramilitari,
istigate dall'oligarchia latifondista.
disperato, segnasti la tua sorte,
implorando gli uomini appartenenti
a tutti i corpi di repressione dello stato
di respingere gli ordini
in palese contrasto con la Legge di Dio
e il naturale senso di umanità.
il giorno seguente
si compì il destino
da tempo serenamente presagito,
senza che avessi adottato
alcuna precauzione per proteggere la tua incolumità
che potesse distanziarti dal popolo,
raggiungendo in un altra vita
il gesuita Rutilio Grande,
collaboratore ed amico,
che ti precedette nel martirio,
un mese dopo il tuo insediamento in Diocesi,
nell'ottica degli assassini
un monito che, lungi dal turbarti,
rafforzò la determinazione
a non tradire mai gli ultimi della terra.
padre Luis Espinal,
valoroso soldato della Compagnia del Gesù,
lasciasti la dolce Catalogna,
ancora sotto il tacco del Generalissimo,
precipitando spontaneamente
nell'inferno boliviano,
col proposito di servire Dio
attraverso la comunione
con i diseredati della terra.
tale fu l'incessante battaglia
ingaggiata in soccorso degli umili,
mille volte calpestati
nel pozzo di infamie
che fu la tua seconda patria,
da guadagnarti sul campo
il soprannome di "Lucho",
che sempre onorasti in ogni tuo gesto,
sino all'ultimo battito del cuore,
denunciando ogni bruttura
con l'intransigenza dei giusti,
per cui "tacere è lo stesso che mentire",
incurante dell'ostilità del Clero
allineato con il potere.
l'amore compassionevole per il popolo
e il senso di impotenza
innanzi allo strapotere del sopruso
ti manifestarono la misericordia di Dio
nelle pieghe dell'ideologia marxista,
senza mai rinnegare l'amore per Gesù,
nel silenzio della tua camera,
vivificata dal "crocifisso comunista",
in cui Nostro Signore
è inchiodato ad un martello,
incrociato da una falce.
sempre a fianco dei lavoratori
umiliati nelle loro lotte,
l'adesione allo sciopero della fame e della sete,
a sostegno dei minatori in rivolta,
rappresentò per te
l'elevazione ad un esperienza mistica,
la celebrazione di un meraviglioso rito
di solidarietà e comunione,
che, nella sofferenza condivisa con i fratelli,
rivela Dio nella nostra vita nella sua concretezza,
diradandone il mistero.
nel tuo servizio umile e generoso
vivesti l'eccellenza culturale
come un limite che ti escludeva dal popolo,
nella misura in cui
ti consentiva di esserne la voce,
e anelasti a confonderti con i poveri,
adottandone i valori e il linguaggio.
la coerenza nel tuo ministero
ti condusse a morte crudele e prematura,
come Gesù
sperimentasti il calvario della tortura,
prima che la morte pietosa
calasse sui tuoi occhi,
che custodivano le immagini
di tanto amore e tanta malvagità.
un Papa,
la cui condotta nelle inenarrabili atrocità
perpetrate dalla Giunta Militare Argentina,
fu, ad essere assai benevoli,
quantomeno tiepida,
ricondusse il tuo martirio
alla volontà di predicare il Vangelo,
quando la tua stessa vita
fu incarnazione della Parola di Dio.
imprevedibili i tempi
della causa di beatificazione
in corso a tuo favore,
anche in conseguenza
dell'indelebile macchia rossa
sul tuo abito sacerdotale,
ma poco importa,
una volta condotto alle estreme conseguenze
il tuo testamento politico e religioso,
"la vita è fatta per questo,
per consumarla per gli altri".
don Camillo Torres,
nato nella martoriata terra di Colombia
da famigli abbiente,
come Francesco
spregiasti i previlegi del rango,
né distogliesti lo sguardo
dalle sofferenze degli ultimi,
ma, piuttosto che sulla meraviglia del Creato,
i tuoi occhi si posarono
sulle piaghe infinite della tua gente,
biecamente oppressa.
affascinato dal "foco" rivoluzionario
che divampava allora quasi ovunque
nel continente latino americano,
smarristi la speranza
nell'opportunità del progresso pacifico,
e ti convertisti all'imprescindibilità
della lotta armata,
unico miraggio della palingenesi nel mondo,
nel quadro sconsolante
dell'oligarchia dominante,
intoccabile e intransigente,
che, senza pietà,
precludeva alle masse sopraffatte
le più elementari basi
di un'esistenza dignitosa,
senza arretrare davanti alla violenza
più brutale e assassina,
a difesa di previlegi arcaici.
cocente fu la delusione
nei confronti della chiesa
cui avevi consacrato la vita,
in buona parte de Las Americas
adagiatasi in condizioni di previlegio
a sostegno delle oppressive classi dominanti,
servendo due inconciliabili padroni,
dio e Mammona,
marcando sempre più il divario dalle masse,
disgustate dalla mancanza di solidarietà
di quei Ministri del Signore
dal cuore impietrito
davanti alle loro sofferenze.
nella tua visione,
il Vangelo in se inquieta la coscienza dei fedeli,
non si può essere autenticamente cristiani
senza essere compromessi
nella lotta per la giustizia,
senza osare agire violenza,
mossa non da odio ma da amore,
in condizioni di iniquità estrema
il vero sacerdote
immola se stesso alla rivoluzione,
che assume identità con la celebrazione
del sacrificio della Messa,
sublimandosi nel gesto estremo
di carità fraterna,
destinato a condurre al martirio,
alla morte che alimenta semi di vita.
l'inevitabile e lapidaria condanna
delle tue ardite concezioni
da parte dell'Arcivescovo di Bogotá,
ti indusse a richiedere e a ottenere
la riduzione allo stato laicale,
che ti privò dei previlegi
e della protezione della Chiesa,
senza mai intaccare
la tua intima consacrazione al sacerdozio,
che ispirò le tue azioni
per il resto della tua breve vita.
uomo di immensa cultura e preparazione accademica,
avvertisti l'esigenza spirituale
di salire fino ai contadini,
la tua adesione attiva alla guerriglia,
in considerazione del prestigio e del carisma
riconosciuto dalla devozione popolare,
probabilmente intensificò la repressione dell'esercito,
ti unisti alla lotta armata umilmente,
con funzioni di gregario,
rifiutando l'esenzione dal combattimento,
concludesti la tua esistenza terrena
nel giorno del battesimo del fuoco,
senza versare altro sangue che il tuo,
forse ispirato,
più che dalla liturgia della guerra,
dalla "sete del martiro",
che il Sommo Poeta attribuisce a Francesco.
le tue spoglie mortali
furono occultate dall'esercito,
anticipando la sorte di Ernesto Guevara,
e per le medesime ragioni.
il Tempio di Veracruz,
che ti vide vicario,
respinse la richiesta
di celebrare una Messa in suffragio
di uno spretato,
morto da criminale comune.
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