Candidi petali di crisantemo
deposti oggi sulle nuvole
forse tante gocce di pianto
di Dei estinti.
Mantennero distanza
ma nei gorghi di stringa
s'accostarono svogliati
e nelle bocche fucinarono
torrenti d'oro.
Dopo croni d'ere,
in una conca di valle
intrisa un tempo di mare
con la mi' mamma scorgemo
un fossile marziano
o d'altra venusiana natura
e ne riportammo a casa
il gemito lasso ed oramai sciapo,
che dopo un familiar abbraccio,
l'Ungaro ce lo conceda,
s'illuminò d'immenso.
Così subitanea, improvvisa e dolce
si dipanò dissociata,
chissà perché chissà per dove,
anche la rimembranza
di gioghi imposti
da aliene ispaniche Grida
a lontani parenti che vissero
d'antichi stenti
ma trattennero sotto comuni radici
un vernacolo resiliente
ad ogni tracotanza,
sia di stella che di Marca:
"si gela costà fori
e le vigne son zuppe
di bianca brina novembrina.
Un vedeo ll'ora d'udìr quer tono
che dar cielo dai e poi ridai discese
e tosto mi scostò dar campo
(ma che semina purtroppo
sciupa e ruina)
per godè adesso finarmente
doppo lo sbrillume
'r cardo di 'asa
ner canto der fo'o
e poi subbito dopo cenato
con te strinta a seggiolina
di filato infilammi ner letto
intra le piume
o le foglie di grano
sino a diman mattina."